MASSIMO POLIDORO

Viaggio nel paranormale tra curiosità e scetticismo.

Massimo Polidoro, giornalista, scrittore e divulgatore scientifico, è noto ai più come segretario nazionale del CICAP, il Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze, organizzazione educativa nata nel 1989 per incentivare un atteggiamento critico nei confronti di fenomeni paranormali e presunti misteri. E per promuovere, quando necessario, indagini scientifiche su notizie prive di riscontro.

 

 

 

Gli chiedo di presentarsi.

Sono decenni ormai che mi dedico all’indagine critica dell’universo dell’insolito. Una passione nata da bambino, quella per il mondo dei misteri, dell’occulto, del paranormale, e che nel tempo si è trasformata in un lavoro, grazie anche a un incontro per me straordinario: quello con Piero Angela. Ho letto un suo libro, Viaggio nel mondo del paranormale, e mi ha colpito per l’approccio, differente da tutta la letteratura nella quale mi ero imbattuto: era scientifico. Per la prima volta capivo come ragionare.

 

Il tuo atteggiamento iniziale era quindi di curiosità e non di scetticismo…

Si, perché tutto quello che vedevo mi affascinava: i dischi volanti, i fantasmi… In alcuni testi sembrava tutto vero… L’inchiesta di Angela mi ha fatto capire come la situazione fosse diversa: i tanti casi diventati famosi, una volta indagati, avevano spiegazioni naturali. A volte erano errori, altre volte esperimenti fatti male, qualche volta inganni.

La mia attenzione si è focalizzata, in particolare, su un uomo, un indagatore di misteri, l’illusionista James Randi; aveva smascherato tanti imbrogli ed era diventato un punto di riferimento per ricercatori e scienziati che volevano studiare questi argomenti senza farsi prendere in giro. Aveva un’arma in più rispetto agli scienziati: conosceva le tecniche per illudere e le sapeva riconoscere in chi le adoperava per finalità illecite. Così ho scritto una lettera ad Angela e una a Randi, per dire loro che mi avevano aiutato tantissimo a ragionare, offrendo la mia disponibilità a dare una mano nel caso in cui si fosse deciso di creare, anche in Italia, un comitato come quello che esisteva in America. Con mia enorme sorpresa mi hanno risposto entrambi, colpiti dal fatto che un ragazzino si interessasse di queste cose. Dopo 2 o 3 giorni passati insieme, mi hanno proposto di andare negli Stati Uniti, diventare allievo di Randi, imparare da lui come fare a smontare le bufale, riportare in Italia le esperienze che avrei maturato e contribuire alla nascita e alla crescita di quello che sarebbe diventato il CICAP.

 

Oggi, con tante diverse fonti d’informazione, come si fa a non credere a tutto? E, nello stesso tempo, fino a che punto va bene smantellare le illusioni? Per secoli abbiamo mangiato per nostro piacere; oggi sta diventando un esercizio difficile, concentrato sull’evitare cibi dannosi per la salute. Dove sta l’equilibrio?

Non è affatto facile distinguere al volo se una notizia è vera o falsa; però ci sono indizi che possono metterci in allerta, come i titoli sensazionalistici. Chi fa leva sulle emozioni sa bene che le suggestioni accese da un sentimento hanno l’effetto di attenuare la nostra capacità di giudizio.

Poi dobbiamo chiederci da dove arriva la notizia, quale è la fonte. Quando mettiamo sulla tavola dei cibi, vogliamo saperne la provenienza, come sono stati prodotti e conservati, perché non vogliamo mangiare spazzatura. La stessa cosa, ahimè, non sempre la facciamo con quello che nutre il cervello. Dobbiamo prendere l’abitudine di chiederci se chi ci dice qualcosa è competente, su che cosa si basa, dove sono le prove di ciò che afferma. E, soprattutto, bisogna ricordarsi che, se una notizia sembra troppo bella per essere vera, quasi di sicuro non lo è.

Non si tratta di vivere una vita esclusivamente razionale. Non siamo esseri puramente razionali (per fortuna!). I nostri antenati vivevano in ambienti ostili, ed era l’istinto a salvare loro la vita, non il ragionamento. Questo è ancora il modo in cui funzioniamo, e bisogna fare uno sforzo per non avere sempre una reazione istintiva. Viceversa, la nostra parte emotiva è bene che resti, perché in tante situazioni è utile. Non ha senso analizzare al microscopio alcuni aspetti della nostra vita. La stessa cosa potrebbe valere per l’alimentazione: molte etichette ci prendono in giro, c’è poco di autentico e molto di marketing, ma allo stesso tempo non è necessario arrivare sul letto di morte in salute perfetta, ci possiamo anche concedere – lungo la strada – qualche piacere.

 

E che cosa pensi del pensiero positivo, della tiritera relativa alla possibilità di decidere di vivere felici e contenti?

Il pensiero positivo non necessariamente è una cosa positiva [ride]. Non è che pensando positivo e rinnegando le emozioni si sta meglio; si fa solo un’azione di rimozione e dilazione nel tempo. I problemi riemergeranno. È meglio affrontarli, valutarli per quello che sono. Cercare di avere un approccio costruttivo, vedere come migliorare le situazioni, anziché lasciarsi andare alla negatività. Non ci sono soluzioni magiche, sarebbe bello, ma le cose migliorano solo se siamo disposti a rimboccarci le maniche.

Marta Pietroboni

marta.pietroboni@cibiexpo.it

 

 

 

Una sua esperienza particolare

Una delle più curiose è stata la camminata sulle braci ardenti. Viene presentata come cosa impossibile; invece, chiunque lo può fare, stando molto attento a come mettere i piedi. Quello che conta è il tempo in cui la pelle resta a contatto con le braci. La legna bruciata, anche se arriva a una temperatura di 700-800 gradi, trasmette il calore più lentamente rispetto ad altri materiali; ci vogliono un paio di secondi per bruciarsi. Il trucco è quindi staccare un piede e fare un passo prima che trascorrano 2 secondi. Meglio comunque non azzardarsi a provare da soli; conviene sperimentare con chi sa bene che tipo di legno usare, quali sono il periodo dell’anno e le condizioni migliori per cimentarsi. Il rischio di bruciarsi c’è sempre.

 

Il libro Geniale

Nell’ultimo libro che ha scritto, Geniale, ha voluto condividere tante storie e aneddoti, anche divertenti, relativi alla sua esperienza americana, e soprattutto ciò che di importante gli ha trasmesso Randi. Possono tornare utili in particolare ai ragazzi che, all’inizio della loro avventura, devono scegliere la strada da intraprendere.

 

 

 

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