LO SVEZZAMENTO

La famiglia si fa a tavola! Tutti insieme, mamma, papà e figli.

C’era una volta un genitore che cresceva il figlio con tranquillità, osservando le sue tappe di sviluppo e reagendo di conseguenza. Questo però è il passato; oggi, papà e mamma sono super informati ma pieni di dubbi. Per fortuna, ci sono esperti come la dottoressa Carla Tomasini, pediatra e nutrizionista infantile, autrice del libro Lo svezzamento è vostro (Edizioni Sonda 2021), che con la sua voce autorevole ma rassicurante ci ha spiegato il modo in cui i genitori possono tornare a vivere lo svezzamento con serenità, regalando ai propri figli, oltre a corrette abitudini alimentari, anche momenti di intimità familiare a tavola.

 

 

 

Che cos’è l’autosvezzamento e come si differenzia dallo svezzamento “tradizionale”?

Fino a 40-50 anni fa circa, i bambini venivano svezzati con una modalità molto simile a quella che oggi viene chiamata autosvezzamento, ovvero con un’alimentazione complementare a richiesta. Attualmente, la modalità a pappe confezionate, che si dovrebbe chiamare “svezzamento industriale”, è invece la più diffusa.

 

C’era una seria ragione, come ad esempio un peggioramento della salute dei bambini, che ha reso necessaria la diffusione del cibo industriale?

L’introduzione degli omogenizzati avviene in parallelo con l’invenzione del latte formulato nell’immediato dopoguerra. L’inizio dello svezzamento con pappe era spesso troppo precoce per l’intestino del bambino. Gli alimenti per i bebè non potevano avere le caratteristiche del cibo dei genitori; dovevano essere omogenizzati o liofilizzati, altrimenti l’organismo infantile, ancora impreparato, non li avrebbe accettati. Le pappe industriali hanno preso sempre più piede, e la credenza comune è diventata che fossero indispensabili per far crescere bene un bambino.

 

Nella nostra cultura, quando pensiamo a un bimbo nel momento dello svezzamento, immaginiamo una mamma che sorride con un cucchiaino in mano e il bambino di fronte a lei che apre la bocca. Questo, purtroppo, corrisponde solo in parte alla realtà, perché, così imboccato, il piccolo non ha la possibilità d’interagire e di far capire che non se la sente più di mangiare. È difficile per il genitore riconoscere i segnali ed essere subito reattivo. Saper cogliere i bisogni del bambino e rispondervi adeguatamente crea le fondamenta per una buona comunicazione, base di un rapporto sano con il genitore, che poi permette un rapporto sano con il cibo.

In Italia ci affidiamo molto alle pappe; solo una nicchia di persone crede che il bebè possa mangiare da solo e autoregolarsi.

 

Che cosa devono sapere i genitori prima di iniziare l’autosvezzamento?

Come premessa, consiglio di fare un corso, possibilmente in presenza, sulle manovre di disostruzione delle vie aeree (un boccone può sempre andare di traverso). Di solito, queste lezioni hanno costi molto bassi o, addirittura, sono gratuite. Per il resto, non serve cucinare in una maniera particolare. Al bambino si offrono gli stessi cibi che mangia la famiglia, con piccole accortezze: che siano facilmente masticabili, che non abbiano troppo sale o zucchero ed evitando gli alimenti fritti, almeno nei primi tempi, perché difficili da digerire. Le uniche controindicazioni sono quelle legate strettamente alla salute infantile: divieto dell’utilizzo dei funghi e del miele.

Di solito, i bambini mangiano con le manine alimenti tagliati in sicurezza, ma non è vietato che usino le posate aiutati inizialmente dai genitori; saranno i vostri figli a decidere.

 

Dove deve fare la spesa il genitore? Occorre utilizzare alimenti costosi con il marchio biologico?

Ciò che è sano per il genitore è sano anche per il bambino. Non occorre per forza acquistare dei prodotti costosi o che hanno il marchio dell’organico. Ideali sono quelli presi magari da un negoziante di fiducia o da un contadino che coltiva in modo biologico. Per il resto, se si segue la tradizione italiana – e non intendo solo la solita pizza o la solita pasta, ma la vera cucina tipica basata anche sull’uso di vari cereali e legumi – non si devono fare salti mortali.

Scegliendo l’autosvezzamento, una famiglia risparmia non solo soldi ma anche tempo. Si cucina un pasto solo per tutti.

 

Quindi i genitori mangiano insieme al loro bambino?

Se si parte dal presupposto che ognuno voglia il meglio per il proprio figlio, l’inizio dello svezzamento è un ottimo momento per fare progressi. Durante l’autosvezzamento, il genitore sente la necessità di mettersi ai fornelli a cucinare qualcosa di sano per il bambino. È uno stimolo potente, e spesso tutta la famiglia in questo periodo inizia ad acquisire abitudini alimentari corrette. Sono anni che utilizzo questa leva efficacissima per convincere al ravvedimento genitori che continuavano ad alimentarsi in modo poco salutare, per cattive abitudini, per comodità oppure indotti dalla comunicazione pubblicitaria. Non capiterà mai più alla famiglia un’occasione così potente, perché in qualsiasi altro momento della vita direbbe: “eh sì, ma è difficile, non ce la faccio”. Ma quando hai davanti un bambino di 6 mesi per cui devi cucinare, sei pronto a mettercela tutta!

Emilia Fajthova

emilia.fajthova@gmail.com

 

 

 

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