LE GUARDIANE DELLA TERRA

In occasione dell’8 marzo scorso NaturaSì ha festeggiato le donne raccontando le storie di chi, tra loro, si dedica all’agricoltura senza utilizzo di sostanze chimiche

L’obiettivo è affrontare il cambiamento climatico; in primo luogo, l’emergenza siccità. Sono oltre 600 le signore del circuito che hanno fatto scelte difficili, che ogni giorno si impegnano nell’agricoltura bio, nella cura del suolo e nella produzione di cibo non solo buono ma anche sano, senza dimenticare il rispetto per l’ambiente, unendo dedizione e innovazione.

In occasione della Festa della Donna, la società che si dedica al commercio dei prodotti biologici ha scelto di far conoscere le vicende di 5 imprenditrici, definite le “guardiane” della terra, inserendosi così nella riflessione collettiva portata avanti dalla FAO e al BIOFACH Forum 2024 sulla centralità delle figure femminili per promuovere un’agricoltura più rispettosa della natura.

 

Rosalia Caimo Duc, Anna Federici, Marta Galimberti, Dora Brio, Ariane Lotti: 5 imprenditrici agricole che rispettano la natura

 

Rosalia Caimo Duc non ha scelto una strada segnata, ma è stato il caso a indicarle la via. Da coltivatrice di riso bio a ricercatrice scientifica il passo è stato breve. È bastato accorgersi che nelle sue risaie in Lomellina nascevano piante simili nell’aspetto a grossi quadrifogli, ma molto diversi da quelli comuni. Si trattava della Marsilea quadrifolia, una pianta considerata estinta nell’area tra il Piemonte e la Lombardia a causa dell’uso di diserbanti chimici durato quarant’anni e ricomparsa grazie alla cessazione dell’utilizzo di sostanze di questo tipo. Tale scoperta ha aperto a Rosalia il mondo dei convegni internazionali e le ha permesso di dare vita a “RisoBioVero”, un progetto di ricerca partecipata tra agricoltori e atenei con l’obiettivo di mettere a punto tecniche di produzione sempre nuove.

E, a proposito di studi, sono stati proprio questi ad aiutare Anna Federici a compiere quella che è stata definita una rivoluzione culturale. L’imprenditrice ha infatti portato in Italia le conoscenze universitarie acquisite negli Stati Uniti e le ha utilizzate per convertire i terreni abbandonati dell’azienda agricola di famiglia alle porte di Roma. Con Solaria – il nome dell’azienda – ha  dato vita a un nuovo modello produttivo, un esempio di recupero del suolo in prossimità di una metropoli reso possibile dal passaggio al biodinamico. “L’unico possibile”, afferma lei stessa, “perché ti offre una visione organica dell’agricoltura”, senza dimenticarsi di aggiungere che l’attività va sempre vista come un ecosistema vivo in cui cercare continuamente una mediazione tra l’uomo e la natura.

 Foto: Azienda Agricola Boccea

Perseguendo questa armonia si lavora anche alla Cascina Bagaggera, nella Brianza Lecchese, fattoria biologica sociale voluta e creata da Marta Galimberti che definisce il suo progetto “variegato” perché “punta alla sostenibilità ambientale, etica e sociale”. Al centro viene messo l’individuo, con particolare attenzione a chi è più fragile. L’azienda ha infatti tra i suoi obiettivi l’inclusione lavorativa di persone svantaggiate, propone progetti di orientamento per giovani con disabilità e offre un servizio di asilo nido. Le tecniche di lavorazione utilizzate sono nuove e antiche. Le capre sono allevate assecondando le loro esigenze naturali, dall’alimentazione al pascolo fino alla pausa invernale, senza mai destagionalizzare i parti. Questo ha fatto sì che il modello proposto sia diventato oggetto di tesi universitarie e stage di studenti. Da ultimo, grande rilievo è dato anche al consumatore, che viene considerato “parte dell’azienda” perché – dice l’imprenditrice – “è importante capire cosa sto finanziando”. In fondo, “fare la spesa è un atto rivoluzionario” come ama dire Marta.

È un’unione non solo sentimentale, ma anche professionale, quella di Dora Brio e di suo marito Francesco, che hanno dato vita, unendo i terreni delle rispettive famiglie d’origine, all’azienda agricola Brio Mazziotta sull’altopiano della costa ionica lucana, in Basilicata. L’obiettivo è stato fin dall’inizio quello di produrre cibo sano nel rispetto della natura. La scelta non poteva che andare in direzione del biologico, che, dice l’imprenditrice, è prima di tutto “rispetto della terra e della sua vitalità. Perché solo nella salvaguardia della fertilità puoi pensare che la terra cresca e produca i suoi frutti”.

E sulla stessa lunghezza d’onda è Ariane Lotti, prima e unica agricoltrice che coltiva riso biologico in Toscana utilizzando tecniche sperimentali grazie alle quali viene diminuito il consumo di acqua e si può lavorare il terreno anche in autunno, quando c’è più tempo.

Foto: Tenuta San Carlo, credit Lucrezia Ficetti
Foto: Tenuta San Carlo, credit Lucrezia Ficetti

Giovane donna in carriera, nata e vissuta a New York, questa agricoltrice ha studiato nelle grandi città,  lavorato nelle fattorie e nelle riserve naturali prima di fermarsi a Grosseto, dove gestisce l’azienda agricola familiare della Tenuta San Carlo. Racconta di aver scelto il bio “perché coltivare in sinergia con la natura è più facile che combatterci contro” e di credere nel lavoro delle donne, a cui dice “di non mollare mai, perché stanno contribuendo anche loro all’economia e al sostentamento rurali”.

Lucia Massarotti

lucia.massarotti@gmail.com