Istruzioni di base per leggere le etichette dei prodotti alimentari. Qui l’obiettivo è puntato sulla potenziale nocività del cibo quando non si presenta nelle condizioni adatte per il consumo. Di questo si occupa attivamente l’Unione Europea, garantendo per esempio la tracciabilità degli alimenti dal produttore al consumatore, anche quando passano le frontiere interne, e adottando norme molto rigide sia per quelli prodotti dentro l’UE sia per quelli importati. Si può contare su una legislazione articolata, che parte dalla sicurezza dei mangimi per gli animali e arriva fino all’igiene alimentare, e sulla successiva messa in campo di accertamenti e controlli.

Ma la sicurezza alimentare dipende anche dai nostri comportamenti in casa: come conservare gli alimenti nel modo giusto? Come mondarli? Quali cotture adottare? Che materiali utilizzare?
Nonostante sia la carta d’identità di quello che portiamo in tavola, sono ancora in molti a trascurare di leggere l’etichetta. Eppure è facile, e soprattutto… utile.
1) La denominazione di vendita
Attenzione a non confonderla con il “nome di fantasia” che il produttore assegna per rendere “simpatico” e riconoscibile il suo prodotto. La denominazione di vendita è il nome che specifica cosa realmente stiamo comperando. In molti casi la legge prevede nomi ben precisi, in mancanza di queste si ricorre a una denominazione che può derivare dalla tradizione, da usi o consuetudini, o quella merceologica (per esempio pandoro, cotechino, zampone, gnocchi).
2) L’elenco degli ingredienti.
È importantissimo e ogni ingrediente va indicato in ordine decrescente secondo il peso. questo significa che i primi ingredienti citati sono quelli usati in maggior quantità, gli ultimi sono quelli usati in quantità più bassa. È ben diversa una merendina ha come primo ingrediente la farina da una che ha lo zucchero!
Di norma non è necessario indicare la quantità degli ingredienti, ma diventa obbligatorio per quegli ingredienti che caratterizzano il prodotto e compaiono nella denominazione di vendita. per esempio “ravioli al prosciutto” (quanto prosciutto?), “biscotti al burro” (quanto burro?).
Gli additivi devono essere considerati ingredienti a tutti gli effetti.
3) La quantità netta
È la quantità contenuta al netto della tara, che è tutto ciò che avvolge o contiene l’alimento.
Spesso accanto al quantitativo netto compare una e, a indicare che quella particolare pezzatura è conforme alle disposizioni previste dall’Unione Europea per facilitare la libera circolazione delle merci.
Se un alimento solido è presentato immerso in un liquido di governo – per esempio le olive in salamoia – deve essere indicata anche la quantità del prodotto sgocciolato.
4) “Data di scadenza” o “Termine minimo di conservazione”
È un’indicazione importante e non bisogna confondersi. Se sull’etichetta c’è scritto: “ Da consumarsi entro il …“ significa che il prodotto dopo ladata indicata potrebbe essere nocivo per l’organismo e deve essere eliminato. Se invece sull’etichetta c’è scritto “Da consumarsi preferibilmente entro il …“ non si parla di data di scadenza ma di termine minimo di conservazione (TMC) ed è la data entro la quale il produttore garantisce di poter consumare il prodotto trovandolo in perfette condizioni. Oltre questo termine, si può comunque consumarlo senza rischi per la salute, ma potrebbe presentare qualche imperfezione (per esempio sapere un po’ di vecchio nel caso dei biscotti).
5) Le modalità di conservazione
Devono essere chiaramente specificate in etichetta, nel caso in cui per conservare un prodotto sia necessario adottare accorgimenti particolari. Questa indicazione è importante per evitare che l’alimento possa alterarsi anche nel periodo compreso tra l’acquisto e il consumo.
6) Nome e ragione sociale del produttore, del confezionatore o del venditore e sede dello stabilimento
È obbligatorio che sull’etichetta compaia almeno uno dei soggetti, stabiliti dentro l’U.E., coinvolti nella commercializzazione del prodotto alimentare. L’indicazione deve essere completa di nome, cognome, ragione sociale e della sede, quindi deve comparire l’indirizzo completo (via, numero, città).
7) Il luogo di origine
È una indicazione obbligatoria solo per alcuni alimenti (i vegetali freschi, la carne bovina, il pesce…) e per i prodotti a denominazione di origine. È obbligatoria anche se c’è il rischio che il consumatore sia tratto in inganno, per esempio nel caso del salmone (le provenienze norvegese, canadese, scozzese, irlandese hanno pregio, caratteristiche e prezzi diversi).
8) Il lotto di produzione
È un’indicazione utile per rintracciare sul mercato eventuali prodotti che presentino difetti. Tecnicamente contraddistingue l’insieme delle unità di vendita prodotte o confezionate nelle stesse condizioni, ovvero nello stesso ciclo di produzione un determinato giorno.
9) L’elenco degli allergeni
A tutela dei consumatori è importante che sia indicata in etichetta la presenza anche solo potenziale di alimenti particolarmente a rischio di allergia. Un esempio è il solfito indicato sulle etichette del vino.

