Siamo in molti ad amare il gianduiotto piemontese fatto di nocciola, zucchero e massa di cacao, dal gusto tenero e goloso e avvolto in regale carta dorata.
Le sue origini risalgono ai primi dell’Ottocento. La cioccolata con cui viene realizzato il giandojòt torinese, chiamata appunto gianduia, è nata infatti in quegli anni a Torino, ad opera degli intraprendenti cioccolatai che, per aggirare il blocco economico imposto da Napoleone contro la Gran Bretagna e le sue colonie, iniziarono a usare la nocciola tonda gentile delle Langhe per sostituire una parte del prezioso cacao.

Fu la Caffarel, una tra le più antiche aziende dolciarie italiane, nel 1865, a produrre per la prima volta il gianduiotto, i cui ingredienti tutt’oggi sono i 3 citati – nocciola, zucchero e massa di cacao –, così come indicati nel disciplinare di produzione attualmente all’esame della UE per il riconoscimento dell’indicazione geografica protetta del Giandujotto di Torino IGP, che conferirebbe un’importante tutela al prodotto dolciario piemontese, una realtà che crea un indotto di circa 200 milioni di euro.
Proprio con riferimento alla ricetta, è attualmente in corso un’accesa diatriba tra l’Italia e la multinazionale svizzera del cioccolato Lindt, proprietaria del marchio Caffarel, che vorrebbe inserire nel disciplinare anche il latte in polvere, cambiando in tal modo l’originale ricetta del cioccolatino più famoso del mondo. L’intenzione della Lindt parrebbe giustificata da motivi economici, poiché il costo del latte in polvere è notoriamente inferiore rispetto a quello delle nocciole.
Tale situazione ha creato uno stallo nella procedura di riconoscimento dell’IGP in sede comunitaria, che vede contrapposti: da un lato, chi ritiene che il gianduiotto debba rimanere privo di latte e, dall’altro, la multinazionale svizzera, che, forte della titolarità del marchio Caffarel, rischia di travolgere l’anima più purista del vero gianduiotto a discapito della tradizione storico-dolciaria legata al famoso cioccolatino.
A difesa dell’originalità del gianduiotto, dimostrando grande buon senso, oltre alla volontà di salvaguardare la categoria, sono insorte alcune tra le più importanti aziende italiane del settore e famosi maestri cioccolatieri convinti che aggiungere il latte in polvere nel gianduiotto sia un po’ come allungare il vino con l’acqua.
Questa è una battaglia alla quale possiamo volentieri assistere, gustando, finché possibile, il vero gianduiotto senza latte, in luogo del più comune pop corn…
Daniela Mainini
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