Ogni specie o varietà possiede un’impronta genetica unica che la rende inequivocabilmente riconoscibile.
Recentemente, in Francia, nel fondo di un antico pozzo, è stato ritrovato un seme d’uva, risalente a circa 600 anni fa, che ha rivelato un dato sorprendente: il profilo genetico è identico a quello del moderno Pinot nero, una delle varietà più pregiate al mondo. Ciò è reso possibile dalla propagazione clonale, una tecnica agricola molto antica, utilizzata da circa 2500 anni, che consente di ottenere piante identiche alle originali, piantandone una parte – talea – affinché sviluppi radici e cresca come una copia esatta della pianta madre di cui conserva, invariati nel tempo, sapore, aroma e resistenza alle malattie.

Proprio questa stabilità genetica consente agli scienziati di identificare le materie prime impiegate attraverso l’analisi del DNA.
La scienza, dunque, tutela contro contraffazioni che colpiscono un’ampia gamma di prodotti del settore agroalimentare, in particolare quelli contraddistinti da alto valore economico o da rigorosi standard qualitativi. Le pratiche ingannevoli assumono forme molteplici e particolarmente insidiose, tra cui la sostituzione di ingredienti pregiati con materie prime di minor valore, l’errata indicazione dell’origine geografica del prodotto e la miscelazione di alimenti caratterizzati da livelli qualitativi differenti.
In tale scenario, l’analisi genetica rappresenta uno strumento efficace per l’individuazione di eventuali irregolarità. Queste tecniche possono infatti essere impiegate per verificare certificazioni di qualità e denominazioni di origine dei prodotti alimentari, garantendone autenticità, tracciabilità e conformità agli standard produttivi e ai relativi disciplinari. Poter verificare, ad esempio, se un vino sia stato effettivamente realizzato con le varietà di uva previste dal disciplinare, risulta fondamentale affinché si preservi il valore economico e culturale dei territori vitivinicoli, nonché la veridicità delle informazioni fornite al consumatore.
Questo principio è valido per l’intero comparto alimentare, poiché la corretta corrispondenza tra gli ingredienti dichiarati e le effettive materie prime impiegate incide direttamente sulla fiducia dei consumatori.
La scoperta del seme medievale non rappresenta dunque soltanto un dato di interesse storico, ma assume un significato più ampio, evidenziando il ruolo determinante della genetica nella sicurezza alimentare contemporanea, oggi fondamentale nel garantire autenticità, qualità e trasparenza lungo l’intera filiera produttiva.
Daniela Mainini
www.centrostudigrandemilano.org
