Cos’è il genio? Il genio è quell’elemento insostituibile del progresso umano, quell’intelligenza individuale che interpreta la necessità di cambiamento: puntando il cannocchiale alle stelle e inventando l’astronomia; superando le colonne d’Ercole alla ricerca di terre inesplorate; o, ancora… inventando “il vino blu”, definito con coraggio “progresso liquido”. Siamo in Spagna, nella Rioja, una piccola regione collinare serrata tra l’arida Castiglia e la verde Navarra, dove la Gïk Live, una giovane e dinamica start-up, non di “vinificatori” ma di “creatori”, per loro stessa umilissima definizione, produce il famigerato vino Azul, il vino blu, appunto.

Non si capisce bene da dove venga, gli stessi “creatori” sono approssimativi sulla posizione geografica delle vigne, limitandosi a dire che le loro uve sono raccolte in Spagna e nel sud della Francia, e che più che puntare sulle denominazioni d’origine, puntano “sulle persone”, per quanto questo possa significare…
Come è fatto?
Nemmeno la natura di queste uve è molto chiara, per non dire sconosciuta, voci vaghe e non attestate parlano di Airén, varietà bianca diffusissima in Spagna, Syrah, vitigno molto antico a bacca rossa e Garnacha (il nostro Cannonau, in Francia Grenache), insomma, una misteriosa miscela di uve bianche e rosse ma per carità, nessuna preoccupazione: sul sito della Gïk si può leggere, e finalmente capire, che ormai solo gli sprovveduti maniaci della tradizione amano le schede tecniche in fatto di vino. A casa Gïk ci tengono solo a precisare che il colore blu utilizzato per tingere il vino è totalmente naturale: le antocianine sono responsabili della colorazione blu di molti frutti e fiori, antiossidanti naturali imparentati chimicamente con i tanto pubblicizzati polifenoli del tè, già presenti naturalmente nel vino rosso, mentre l’indigotina o E132 è frutto di sintesi (in laboratorio), considerata leggermente tossica e, secondo l’ARTAC (Association pour la Recherche Thérapeutique Anti-Cancéreuse), possibilmente cancerogena. Anche la proporzione tra i due pigmenti resta sconosciuta.
Il prodotto ha suscitato scalpore in giro per il mondo: il britannico Forbes.com ha subito canzonato il vino spagnolo paragonandolo ai liquidi di pulizia per toilette. Per il momento il vento di cambiamento che tira da occidente è accolto da nasi storti o diffidenti, anche se il futuro prossimo potrà vedere la commercializzazione del Vino Azul anche nel Bel Paese.
Riusciremo ad aprire la mente verso l'”epocale rivoluzione” (parafrasando le parole degli stessi produttori) e coglierne le deflagranti possibilità o continueremo a essere solo la terra dei “gufi”?
Alessandro Caviglione
