IL TONNO FA INGRASSARE POCHI (MA BENE)

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Le quote italiane 

 

L’Italia volle considerare come criterio di assegnazione interna delle quote il periodo ’93-’95, anni di forte contrazione per questo tipo di pesca (il 40% di quello che sarebbe stato il prodotto del biennio successivo), decidendo inoltre di affidare tali quote nominalmente, peschereccio per peschereccio, in una lista ripubblicata ogni anno nel decreto direttoriale di regolamentazione della pesca al tonno rosso del ministero, caso unico in Europa e nel mondo. La grande maggioranza delle quote (74,2%) andò a finire nelle mani di 12 pescherecci siciliani e campani per la pesca a circuizione (fatta cioè con unʼampia rete disposta in modo da circondare il banco di pesce, ndr) in misura molto minore ad altri 30 per il sistema a palangaro (lunga lenza di grosso diametro con inseriti  spezzoni di lenza più sottili, ognuno con amo; importante per la selettività del pescato, ndr), più qualche “ritaglio” alle tonnare, delle quali 3 su 6 risultano chiuse per decreto ministeriale. 
Dal 2014 però, le quote generali hanno iniziato ad alzarsi. Nel 2011 l’Italia pescava 1787, nel 2016 1000 tonnellate in più (+55% in 5 anni), oggi 3894 tonnellate (più del doppio di 7 anni fa) e si spera e pensa di poter aumentare progressivamente per il prossimo futuro, mentre nel Paese quei famigerati 12 pescherecci ancora rimangono gli unici a poter salpare a tonno. 

 

 

Una voce isolata 

 

Da allora l’onorevole Briano, Vicepresidente della Commissione pesca del Parlamento europeo, ha fatto molto a difesa della pesca tradizionale: «Dobbiamo partire da questo esempio per evitare la creazione di monopoli che avvantaggino pochi a discapito dei pescatori e del mare» sosteneva in commissione già a fine 2015. 
L’abbiamo contattata per farle qualche domanda. 

 

 

Com’è stato gestito il sistema quote negli ultimi anni? 

 

Quando ho iniziato in Europa nel 2014 i dati ICCAT cominciavano a essere più incoraggianti, ogni anno sarebbero aumentate le quote. Ovunque andassi, però, i pescatori artigianali mi chiedevano di dare una soluzione a questo problema, non solo il divieto di pesca, quanto le pesanti vessazioni a cui erano sottoposti dalla legge: le norme sulla cattura accidentale del tonno rosso sono molto severe, considerando che questo può rappresentare non oltre il 5% del peso totale, una soglia ridicolmente bassa se si pensa alla stazza che un tonno rosso può raggiungere. La procedura di assegnazione nominale del totale ammissibile di cattura è stata una scelta tutta italiana, una scelta che ancora oggi i piccoli pescatori stanno pagando; dal momento che le quote di pesca sono aumentate in tutta Europa, in Italia ci si sarebbe aspettati l’apertura di una quota di pescherecci anche alla pesca non industriale, banalmente intaccando solo le quantità in aumento. Così però non è stato e questo è scandaloso, si è semplicemente continuato ad aumentare proporzionalmente le quote già assegnate per ingrassare ulteriormente gli affari di pochi fortunati. 

 

 

Vedremo qualche cambiamento nel prossimo futuro? 

 

Ho personalmente fatto approvare con la quasi unanimità dal Parlamento europeo un emendamento che invitasse i Paesi a gestire meglio il sistema quote (l’articolo 8 del suddetto Reg. (UE) n. 2016/1627 raccomanda di “…ripartire equamente i contingenti nazionali tra i vari segmenti di flotta tenendo conto della pesca tradizionale e artigianale …” ndr). Oggi non riesco a ottenere risposte alle mie richieste. Quella che stiamo portando avanti credo sia soprattutto una battaglia sociale; siamo davanti a un monopolio a vantaggio di un gruppo ristretto di persone. Il ministero ha sostenuto di voler difendere il valore del prodotto, per una migliore organizzazione delle esportazioni e del mercato, questo però non spiega perché non ci si sia preoccupati di aprire ai pescatori artigianali quando le quote hanno iniziato ad alzarsi. 

Ancora quest’anno sono state disattese le speranze della piccola e media pesca. Il deputato spezzino Lorenzo Viviani ha presentato un’interrogazione parlamentare l’8 maggio scorso domandando perché le raccomandazioni europee non siano ancora state percepite dall’Italia. Nell’attesa di una risposta non possiamo che augurare buona pesca ai pochi fortunati. 

Alessandro Caviglione 
alessandro.caviglione@cibiexpo.it 

 

 

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