IL NOSTRO LAMPREDOTTO

Street food, manciari ri strata, slow food. Comunque lo si chiami, almeno una volta nella vita ci siamo fermati a un baracchino ad assaggiare questi prodotti. Echi di gioventù per alcune persone, per altri invece è qualcosa di attuale in tutte quelle sere in cui si ha avuta un attacco di fame dopo aver fatto un salto a ballare. Se ci si trova in quel della Toscana, sicuramente l’esempio tipico è quello del lampredotto.

 

 

 

 

Questo panino farcito a base di abomaso, una parte dello stomaco della mucca, è una vera delizia ed è cucinato con amore e passione da generazioni di proprietari di baracchini. Tuttavia, l’avvento del turismo di massa porta i visitatori stranieri a farne richiesta con modifiche e alterazioni che rischiano di stravolgerne l’essenza.

 

In un recente incontro svoltosi tra venditori al dettaglio e produttori, Confartigianato Firenze ha registrato e si è fatta portavoce dell’istanza di definire un disciplinare che stabilisca con chiarezza le regole a tutela della sua qualità. Alessandro Sorani, presidente di Confartigianato Firenze ha dichiarato l’urgenza di tale provvedimento “per promuovere una tradizione fiorentina che deve mantenere determinati criteri di qualità […]”.

 

Secondo le statistiche raccolte da Confartigianato Firenze, il lampredotto genera un volume di affari pari a 7,5 milioni di euro l’anno. Una cifra significativa, considerato che un fiorentino in media lo mangia 5 volte al mese e, se lavora in centro, si ferma al baracchino anche tre volte a settimana. In corrispondenza di questa domanda, i venditori al dettaglio ordinano dai 5 ai 50 kg di lampredotto al giorno.

 

Quantità che portano necessariamente a considerare una questione: il rapporto tra la qualità e economie. Il made in Italy deve tutelare la sua nomea e le sue caratteristiche di unicità e non deve scendere a compromessi per ragioni di guadagno. Confartigianato Firenze chiede per questo un incontro con le istituzioni perché con spirito di collaborazione si raggiunga un provvedimento in grado di tutelare questo prodotto.

 

Il lampredotto è l’ultimo di un lungo elenco di prodotti tradizionali che rischiano di essere intaccati dal turismo moderno e che meritano di essere tutelati. Ciascuno di questi tesori in qualche modo fa parte di noi: pertanto ci auguriamo che le istituzioni dedichino loro la dovuta attenzione.

 

Gabriele Gatti

gabrieleg1993@gmail.com

 

 

 

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