IL LATTE

il latte

Occhio all’etichetta, vera e propria carta d’identità degli alimenti, e quindi fattore fondamentale per orientare, in modo consapevole, gli acquisti.

 

 

L’etichettatura dei prodotti alimentari rappresenta per le aziende del settore un aspetto sempre più impegnativo sia per la crescente attenzione dei consumatori per le informazioni di carattere nutrizionale, ambientale e salutistico sia per l’evoluzione normativa degli ultimi anni che ha necessariamente imposto alle aziende una sempre maggiore attenzione in ordine alla correttezza dei dati forniti, la cui regolamentazione è affidata a una serie di disposizioni normative nazionali e comunitarie. L’etichetta costituisce una vera e propria carta di identità degli alimenti e rappresenta quindi un elemento fondamentale nell’orientare gli acquisti dei consumatori che, grazie alle indicazioni in essa contenute, sono in grado di prendere decisioni ponderate a tutela della propria salute.

Per queste ragioni, abbiamo pensato di iniziare un percorso nelle etichettature degli alimenti, partendo dal primo nutrimento dell’uomo: il latte.

Cominciamo col dire che con il termine “latte” si intende solo quello vaccino. Gli altri tipi devono essere completati con l’indicazione della specie animale di origine: di capra, di bufala ecc. e quello fresco vaccino può essere commercializzato per il consumo umano solo dopo esser stato opportunamente confezionato ed etichettato come da DPR 54/97.

Tra le norme di carattere nazionale è bene citare la Legge 204 del 2004, secondo cui le denominazioni di vendita “fresco pastorizzato” e “fresco pastorizzato di alta qualità”, da riportare nell’etichettatura del latte vaccino destinato al consumo umano, sono esclusivamente riservate a quello prodotto conformemente all’articolo 4, commi 1 e 2, della Legge 3 maggio 1989, n.  169, che arriva crudo allo stabilimento di confezionamento dove è sottoposto a trattamento termico entro 48 ore dalla mungitura. La data di scadenza, preceduta dalla ormai nota dicitura “da consumarsi entro”, deve essere apposta sul contenitore e corrisponde al sesto giorno successivo a quello del trattamento termico.

La medesima disposizione di legge ha imposto l’obbligatorietà dell’indicazione in etichetta dell’origine o provenienza del latte fresco, al fine di tutelare il Made in Italy e consentire al consumatore finale di compiere scelte consapevoli sulle caratteristiche dei prodotti alimentari.

Sulla scia del citato provvedimento normativo e in attuazione del Regolamento UE n. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, dal 2017 in Italia è vigente l’obbligo di indicare in etichetta l’origine del latte nei prodotti lattiero-caseari, clausola che si applica non solo al vaccino, ma anche all’ovino, caprino, bufalino e di altra origine.

Alla luce di tale vincolo, insieme alle altre informazioni imposte, l’etichetta del latte fresco deve riportare le seguenti informazioni: la denominazione di vendita, con riferimento al tenore dei grassi e del trattamento termico subito (latte intero, latte parzialmente scremato, latte scremato); il produttore/confezionatore con l’indirizzo della sede dello stabilimento; la data di scadenza; la data di confezionamento; il lotto di produzione; la quantità netta; il marchio di identificazione sanitario per gli alimenti di origine animale; le condizioni particolari di conservazione (in frigo a 4°); la dichiarazione nutrizionale; l’origine, specificando la “Zona di mungitura”, qualora sia possibile risalire fino agli allevamenti di origine, oppure in alternativa la “Provenienza”.

L’indicazione dell’origine in etichetta può essere fatta con riferimento al Comune, alla Provincia italiana o al Paese UE: all’Italia (o al nome del Paese dell’UE) nel caso di provenienza del latte crudo dall’Italia o da un altro singolo Paese UE; all’UE se da più Paesi comunitari; ai Paesi Terzi se da Paesi dell’Unione europea e da Paesi extra UE oppure solo da Paesi extra UE.

Per il latte UHT – acronimo di Ultra High Temperature, ossia latte a lunga conservazione –

l’etichetta deve invece riportare le seguenti informazioni aggiuntive: l’origine, specificando

  • il “Paese di mungitura…”, oppure: “latte di Paesi UE” o “latte di Paesi non UE”;
  • il “Paese di condizionamento – ossia trasformazione – …”, oppure “latte condizionato in Paesi UE (o non UE)” o “latte trasformato in Paesi UE (o non UE)”.

Se le due fasi coincidono nello stesso Paese, si può indicare l’origine con il nome del Paese dove il latte è stato munto, condizionato o trasformato.

Il Decreto Legislativo 15 dicembre 2017, n.231 stabilisce le sanzioni amministrative per i produttori che violano le norme in materia di etichettatura e trasparenza di cui al Regolamento UE n.1169/2011.

Apprezzabile è dunque l’impianto normativo a tutela delle produzioni nazionali e del consumatore, cui suggeriamo sempre di prestare un (consapevole) occhio all’etichetta.

Daniela Mainini

info@anticontraffazione.org

www.centrostudigrandemilano.org

 

 

 

 

 

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