IL GUSTO DEL BELLO

Un vecchio adagio recita: “anche l’occhio vuole la sua parte”. Niente di più vero, soprattutto se si pensa a quanto la ricerca del bello stia profondamente a cuore all’uomo. Ed è ancor più vero in cucina, dove l’armonia di un piatto diventa un forte incentivo all’assaggio. Con questo articolo non vogliamo stendere un trattato di estetica; non ne abbiamo sufficiente competenza.

 

 

 

 

Non ci soffermeremo perciò sull’aspetto di una portata e sui modi in cui distinguere un piatto bello da uno che non lo sia affatto. Ma, visto che di bellezza vogliamo parlare, ci concentreremo su quella architettonica. E spieghiamo subito il perché. Abbiamo raggiunto telefonicamente Maurizio Lai, architetto, scenografo e designer tra i più famosi in Italia, che negli ultimi anni ha accolto con interesse una sfida particolare: dare personalità e rendere affascinanti i locali della catena Sushi Club, oggi 7 in Lombardia, economici e periferici.

 

Nel 2013 Lai incontra una serie di imprenditori cinesi molto determinati, che gli chiedono di realizzare i loro ristoranti, con l’intenzione precisa di dare a questi luoghi una connotazione estetica di richiamo. L’idea ha successo, e file di persone si ritrovano ogni sera fuori dalle loro porte, curiose di visitarli, come fossero cattedrali. Si trasformano così da ambienti qualsiasi dell’hinterland milanese a punti di riferimento urbani, che donano al contesto armonia e bellezza e regalano ad abitanti e avventori la sensazione di essere parte di qualcosa di eccezionale.

 

La collaborazione con Andrea Lin, proprietario del Sushi Club, è positiva e questo permette a Maurizio di progettare senza vincoli, escluso ovviamente quello economico. Disegna spazi dinamici, ricchi da un punto di vista architettonico e, come ben sa fare, estremamente precisi, complessi e attraenti nell’utilizzo della luce.

 

Gli occhi sono portati a perdersi tra gli specchi, le cui angolature riflettono in modo inaspettato persone e oggetti, e i tanti punti di riferimento progettati rendono ognuno di questi ristoranti un micro spazio urbano interessante da esplorare. E non solo; la bellezza si sta rivelando un vero e proprio motivo di trasformazione dei locali, innescando una catena virtuosa di cambiamenti: preparazione dello staff, offerta e menu, educazione della clientela.

 

Diceva Clemenceau: “Tutti amano il bello. Pochi possono permetterselo”. Per fortuna, Lai ce l’ha avvicinato un po’.

 

Gabriele Gatti

gabriele.gatti@cibiexpo.it