Il Maestro Marchesi, una carriera stellata quasi come la Via Lattea, ha cercato risposta a un tema molto dibattuto in ambito gastronomico, non solo in Italia. Anche su note piattaforme gastronomiche come eGullet la diatriba è accesa da tempo: è possibile attribuire la proprietà intellettuale di un piatto come si fa per un’opera d’arte, una canzone, un manoscritto o un film? Una ricetta può essere considerata opera dell’ingegno, se i libri, le trasmissioni televisive e la rete permettono di fare la propria versione di un piatto firmato da uno chef? Come si può tutelare l’originale rispetto alla copia?

Piatto dello chef Alessandro Buffolino, foto di Guido Valdata
Alla Triennale di Milano è stato messo in scena un finto processo sull’argomento: le parti sono il Maestro Gualtiero Marchesi con il suo Risotto Oro e Zafferano e Guido Rossi, allievo dello Chef. L’antefatto: Guido Rossi, dopo aver lavorato con Marchesi, decide di aprire un proprio ristorante e mette in carta un “Risotto oro e zafferano, omaggio a Marchesi”. Peccato che il risotto in questione sia fatto con riso Basmati di scarsa qualità e non con Carnaroli. Peccato anche che venga proposto al medesimo prezzo del celebre riso di Marchesi.
Risotto a processo
Così inizia la simulazione di processo, con veri giudici, veri avvocati, due plance con fornelli e due cuochi. I legali delle parti, Mario Franzosi per Marchesi e Cristiano Bacchini per Rossi, chiamano a testimoniare il consulente, Cinzia Simonelli, del Centro di Ricerche dell’Ente Risi Italiano. Il collegio, composto da Marina Tavassi (Presidente della Sezione Imprese del Tribunale di Milano), Roberto Magnaghi (Direttore dell’Ente Risi Italiano) e Anna Maria Stein (Avvocato), si riunisce ed emette la sentenza, accertando la tutelabilità del piatto in nome del diritto d’autore. Guido Rossi è condannato per contraffazione, violazione di marchio di forma, violazione del disegno registrato, violazione del diritto d’autore e atti di concorrenza sleale.
C’è da dire che la giurisprudenza in questo campo, sia in Europa sia oltreoceano, non è ancora esaustiva. Molti avvocati sostengono che non sia possibile attribuire la proprietà intellettuale di una ricetta. Di certo un precedente per l’affermazione di tale copyright c’è: la Legge di Sibari (510 avanti Cristo): “qualora un ristoratore o un cuoco inventi un piatto originale ed elaborato, nessuno altro che l’inventore è autorizzato ad utilizzare la ricetta, prima che un anno sia passato, in modo tale che l’inventore abbia il diritto esclusivo di ricavare un profitto da esso all’interno del suddetto periodo, e in modo da indurre altri a fare uno sforzo e a distinguersi per le invenzioni nello stesso campo”.
Chiara Porati
