IL CIBO COME STRUMENTO DI LIBERTÀ E CONSAPEVOLEZZA

L’Istituto Tecnico Agrario “Emilio Sereni” di Roma collabora da anni con il CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura). Nell’ambito di questa collaudata alleanza professionale, si è deciso di replicare, nella sezione carceraria del Sereni, un evento che aveva già coinvolto gli studenti degli Istituti agrari e alberghieri del Lazio: la presentazione del volume di Riccardo Fargione e Stefania Ruggeri, “Cibi falsi. Tutte le menzogne sugli alimenti ultraprocessati e dell’industria della carne artificiale”. Al centro del dibattito, un tema scottante e di strettissima attualità: la verità su ciò che mangiamo.

 

 

In gennaio, presso la Casa di reclusione di Rebibbia, è stata organizzata non una semplice conferenza, ma il resoconto di un vero e proprio percorso didattico che, attraverso l’apporto del libro, con la guida attenta dei nostri docenti, ci ha consentito di approfondire alcuni temi, fondamentali non solo per il percorso di studi, ma anche per la nostra consapevolezza di cittadini. In particolare, abbiamo imparato a decodificare le etichette, a comprendere in che modo le multinazionali condizionano le nostre abitudini alimentari e quali sono le conseguenze della malnutrizione, intesa sia come mancanza di nutrienti essenziali, che come sovralimentazione. Acquisire competenze critiche sugli alimenti ultraprocessati non è solo insegnamento di agronomia, di trasformazione dei prodotti, di biotecnologie, ma una vera e propria lezione di vita: imparare a scegliere, a non farsi ingannare e a valorizzare la qualità significa ammettere che c’è un filo sottile, ma resistentissimo, che lega la terra, la tavola e la libertà.

L’iniziativa è comunque andata ben oltre il valore tecnico-professionale. Il confronto con esperti del settore, in un clima estremamente cordiale e disteso, ci ha permesso di potenziare le nostre capacità linguistico-espressive e, aspetto fondamentale in carcere, di nutrire la motivazione, il senso di autoefficacia e di intravedere un possibile futuro lavorativo oltre le sbarre.

In un contesto come il nostro, in cui il tempo rischia di essere un vuoto a perdere, la scuola, la formazione, sono una bussola. A tutti coloro che rendono possibile la nostra crescita, umana e professionale, e che ci affiancano in questo faticoso ma avvincente percorso di ricostruzione, attraverso la cultura e la conoscenza, non possiamo che essere grati e riconoscenti.

 

C.B.

M.G.

F.T.

Primo periodo ITA “Emilio Sereni”

Presso la Casa di reclusione di Rebibbia – Roma

 

 

 

 

 

Tagged With