I SAPORI ANTICHI E QUASI DIMENTICATI DEI FRUTTI DEL SUD

Eppure, ci sono gusti che sono stati quasi dimenticati e che riportano alla memoria le antiche colture dei frutti del Sud, quelli che nell’arco degli ultimi 50 anni sono stati soppiantati dalla frutticoltura industriale. Sono difficili da trovare, tanto che veramente in pochi li conoscono. Proviamo a farvi fare un viaggio tra questi profumi e sapori antichi, perché la curiosità è sempre una delle più vive spinte verso la conoscenza, e in questo caso verso l’assaggio.

 

 

jujube-931587_960_720

 

Dimenticati, ma non estinti

 

Avete mai sentito parlare delle Sorbe pelose? Originarie della Campania, le sorbe sono note fin dall’antichità, tanto che Virgilio, nelle Georgiche, parla della “Cerevesia”, una bevanda simile al sidro fatta proprio con questi frutti, piccoli pomi rossi, ricoperti da una fine peluria, di sapore asprigno. Campana è anche la Melannurca. La “regina delle mele” è una IGP (Indicazione Geografica Protetta) di piccole dimensioni. È croccante, con profumo finissimo. C’è poi la Giuggiola, già nota agli antichi Romani, assomiglia a una grossa oliva di colore rosso scuro quando matura. Può avere forma allungata o tondeggiante e sapore gradevolmente acidulo. Di regione in regione, sono veramente tante le varietà di frutta scomparse dalle nostre tavole, anche se molti contadini tornano a coltivarle per preservarne non solo la memoria, ma anche la biodiversità. Le Mele limoncelle, per esempio, sono una varietà che ha caratterizzato soprattutto il Molise. La polpa, di colore bianco-crema, è soda e di sapore zuccherino, leggermente acidula. Hanno forma cilindrica e buccia giallo paglierino.

 

Agrumi di un tempo

 

Le arance sono presenti in tutte le cucine d’Europa, ma ci sono varietà che hanno assaggiato in pochi. Il Melangolo l’avete mai trovato al mercato? Più noto come Arancia amara, è un ibrido molto antico. Arrivato dalla Palestina o dall’Egitto, oggi si può trovare in Sicilia e nella Puglia garganica.

In Basilicata, invece, si può mangiare l’Arancia Staccia di Tursi, in provincia di Matera. Un po’ schiacciata alle due estremità, la sua forma ricorda le pietre utilizzate in un antico gioco e chiamate “stracce”, dalle quali pare derivi il nome. Può pesare dai 300 grammi a oltre un chilo. Ha caratteristiche uniche, ma nonostante gli sforzi di ampliarne la diffusione, la produzione non supera i 350 quintali l’anno.

L’Arancia “Bionda tardiva di Trebisacce”, dell’omonimo comune calabro in provincia di Cosenza, è oggi ufficialmente riconosciuta tra le eccellenze agroalimentari italiane. Ha una caratteristica forma a uovo.

Anche il Bergamotto è un prodotto tipico della Calabria e nel 2001 ha addirittura ottenuto il riconoscimento DOP. Sembra un’arancia, ma ha le sfumature giallo-verdi del limone e un sapore che lo ricorda, asprigno e nello stesso tempo zuccherino. Il profumo è intenso, tanto che dalla buccia si ricavano pregevoli oli essenziali, variamente utilizzati nell’industria.

Bianca Senatore