L’ALGORITMO QUESTO (S)CONOSCIUTO

L’algoritmo è un procedimento studiato per progettare, passo dopo passo, la soluzione di una certa classe di problemi. Per costruirlo si devono rispettare determinate regole: in ingresso, una quantità determinata di dati e per lo svolgimento un certo numero di passi specifici; l’esecuzione infine deve portare a un risultato univoco. Esempio: per ottenere una spremuta d’arance occorre (ecco i passi) prendere spremiagrumi, arance, coltello e bicchiere. Le operazioni (lo svolgimento) consistono nel tagliare a metà le arance con il coltello; posizionare ogni metà delle arance sullo spremiagrumi; ruotare le mezze arance sullo spremiagrumi fino a svuotarle del succo; versare il succo nel bicchiere.  Il risultato è una spremuta d’arance.

 

 

 

 

Le operazioni previste dal procedimento possono essere effettuate anche da una macchina.

 

Analogamente in informatica un algoritmo è un procedimento che permette la risoluzione di specifici problemi mediante l’applicazione di una sequenza finita d’istruzioni, eseguite in un ordine preciso.  

 

 

La pervasività degli algoritmi 

 

Oggi gli algoritmi sono diventati un ingranaggio fondamentale in qualsiasi campo: per esempio secondo l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) “più della metà degli italiani – il 54,5% – accede all’informazione online prevalentemente attraverso fonti algoritmiche (in particolare social network e motori di ricerca)”. Cioè attraverso fonti che rispondono alle domande poste in base ad algoritmi che di fatto ordinano, stabilendo una gerarchia, le risposte utili.

 

I rischi sono da un lato la tendenza a selezionare le informazioni più aderenti al proprio sistema di credenze e dall’altro a formare gruppi di persone affini, trascurando il valore del confronto e del dibattito.

E la comunicazione è solo uno dei settori nei quali agiscono gli algoritmi. Possono per esempio essere utilizzati per formulare proposte di acquisto online, suggerite dalle caratteristiche del nostro profilo. Come sa chi utilizza Amazon, un oggetto ordinato una volta dà luogo a una serie di consigli, non richiesti, ritenuti in linea con i nostri gusti.

 

Sostiene il presidente di Consumers’ Forum Sergio Veroli: «Quanti cittadini sono consapevoli della rivoluzione digitale che è in corso? E soprattutto, quanti di noi sanno a quale prezzo stiamo concedendo i nostri dati personali tramite la tecnologia, in cambio di sempre meno libertà e sempre più profilazione delle nostre abitudini?»

 

 

 

Paola Chessa Pietroboni

direzione@cibiexpo.it

 

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