COSA NE SARÀ DEL GIN-TONIC

L’origine del gin risale alla fine del XVII secolo, nell’incontro tra il Jenever olandese, un liquore a base di ginepro, e il gusto dei britannici che ne hanno perfezionato la ricetta.
Approdato in Inghilterra nel 1688, rappresentò un’alternativa al brandy francese in un periodo di crisi politico-religiosa tra la Gran Bretagna e la Francia. E divenne così famoso che già nel 1721 alcuni magistrati lo ritennero “la causa principale di tutti i vizi e le dissolutezze”.

 

 

 

 

Il liquore dei tempi di crisi


Il gin, nonostante sia tra i superalcolici moderni più apprezzati, sembra non riesca ad abbandonare un’oscura vocazione: la sua storia s’intreccia sempre con le fasi di crisi.
Nel periodo post-crack del 2008, i produttori del Regno Unito (315 distillerie) hanno aumentato le vendite del 267% con un volume d’affari di 461 milioni di Sterline l’anno scorso. E a oggi, i dati delle vendite si mantengono di 3-4 volte superiori a quelli dei colossi vodka e whisky per l’Europa (dati Office for National Statistics).

 

 

Brexit e gin       

                                                                               
Oggi, ancora una crisi rischia di segnare, forse irreparabilmente, la storia di questo distillato. La Brexit senza accordi potrebbe di fatto “embargare”, cioè bloccare le esportazioni del ginepro mediterraneo estromettendo i gin inglesi dai bar europei.
Le statistiche pubblicate dal britannico Office for National Statistics nel novembre 2018 mostrano non solo che l’export del Regno Unito rappresenta il 72% del gin bevuto in Europa, ma anche che questo distillato determina la crescita del 68% dell’intero settore dei liquori del Regno Unito. Sarebbe dunque un divorzio difficile per entrambi i mercati con un crollo nell’indotto per i britannici e un aumento del prezzo che potrebbe far pendere gli Europei verso scelte più abbordabili.
Miles Beale, amministratore delegato della WSTA (Wine and Spirit Trade Association), ha dichiarato alla testata britannica The Independent che le conseguenze dello scenario “no-deal” potrebbero avere un impatto “catastrofico”, in particolare sui piccoli distillatori indipendenti di gin, poiché questi stabilimenti non disporrebbero delle risorse necessarie per accumulare riserve di ginepro in vista di un blocco sulle importazioni.

In attesa di sapere cosa ci porterà il futuro, gli amanti del gin-tonic non possono che sperare e confidare nell’innata capacità di questo prodotto di cavarsela in tempo di crisi.

 

Alessandro Caviglione

alessandro.caviglione@cibiexpo.it