FOSFORO IN ESAURIMENTO

Gli uomini lo stanno rapidamente dissipando, nonostante sia un ingrediente prezioso per il pianeta e la nostra stessa sopravvivenza. Il guaio è che il fosforo non è un minerale rinnovabile e possibili sostituti finora non se ne conoscono. Le aree d’estrazione sono pochissime e più dell’80% del materiale va perso durante il processo di raccolta, trasporto e immissione nel suolo.

 

 

In natura il fosforo si trova sotto forma di fosfato, un sale vitale per animali e vegetali: nei primi ha un ruolo essenziale nel processo di trasformazione del cibo in energia; in agricoltura è un elemento indispensabile per la germinazione dei semi, per la formazione di enzimi e proteine, per la produzione di tessuti più robusti, determinanti per una maggior resistenza della pianta agli attacchi di patogeni e parassiti.

 

Una risorsa usata male

 

Per aumentare le rese dei raccolti, a partire dalla Seconda Guerra Mondiale, la principale fonte di fosforo, la roccia fosfatica, è stata intensamente sfruttata. Ma funzionava il riciclo: si recuperava come fertilizzante, per l’elevato contenuto di fosforo, persino quello presente nelle deiezioni umane; un esempio di riutilizzo che limitava l’inquinamento dell’ambiente dovuto all’accumulo dei rifiuti.

Ora però gli esperti ci dicono che siamo riusciti ad alterare questa sequenza virtuosa: nel suolo di alcune regioni del mondo si aggiunge troppo fosforo. Le piante ne hanno bisogno, ma usarne smodatamente danneggia l’ambiente. Altrove, invece, gli agricoltori non ne hanno abbastanza.

Dove l’uso è stato esagerato, si è prodotto un inquinamento delle acque dolci e delle coste con un eccesso di nutrienti, un processo chiamato eutrofizzazione che causa fioriture dannose di alghe e contribuisce alla perdita di biodiversità, con “zone morte”, cioè con poco ossigeno, che minacciano la pesca e la contaminazione delle forniture di acqua potabile. Secondo l’UNEP (United Nations Environment Programme), si deve tenere sotto controllo il ciclo globale del fosforo per garantire cibo sufficiente per tutti. È urgente migliorare l’agricoltura, contenere e riciclare i rifiuti, scegliere alimenti a basso impatto ambientale.

Bisogna ottimizzare la resa del bestiame e delle colture attraverso migliori pratiche agricole senza input aggiuntivi di fosforo; ridurre lo spreco di cibo per limitare la domanda di fertilizzanti al fosforo; moderare il consumo di prodotti phosphorus intensive (come carne e latticini) per tagliare la domanda di fertilizzanti minerali. Se non vogliamo finir male, s’ha da fare.

 

Paola Chessa Pietroboni

direzione@cibiexpo.it

 

 

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