FLUSSO E REFLUSSO

Uno dei disturbi della società ansiosa. Pensi di avere il reflusso gastroesofageo, vai da un medico ed esci con foglietti pieni di sigle: MRGE, GERD, GORD… e anche ERD e NERD. Niente di allarmante; sono una serie di acronimi equisignificanti che derivano dal modo italiano o inglese (due nella lingua anglosassone, in ragione della doppia versione di grafia della parola GastroEsophageal o GastroOesophageal) di chiamare questo comune disturbo digestivo. MRGE sta per Malattia da Reflusso Gastro-Esofageo, GERD deriva da GastroEsophageal Reflux Disease e GORD da GastroOesophageal Reflux Disease. Da ultimo, le sigle NERD e ERD specificano se la malattia è non erosiva (NonErosive Reflux Disease) o erosiva (Erosive Reflux Disease).

 

 

Ma di che si tratta e cosa si può fare per allievare i sintomi o curarli?

Con reflusso gastroesofageo, o reflusso acido, si intende la risalita di contenuto acido o biliare dello stomaco nell’esofago in una quantità e frequenza tali che non permettono a quest’ultimo di liberarsene e autopulirsi in maniera efficiente.

È necessario precisare che il passaggio di materiale dallo stomaco all’esofago è normale e avviene fisiologicamente durante la giornata, soprattutto in seguito ai pasti, e nella maggior parte dei casi non è associato a sintomi, e solo quando gli episodi di reflusso si verificano con troppa frequenza o con durata eccessiva danno vita a uno stato patologico.

Il reflusso colpisce milioni di persone in tutto il mondo, in percentuali molto alte in Europa e sembra più basse in Asia, probabilmente in ragione di stili di vita e diete diverse.

Le cause, come spiega Gaia Pellegatta, specialista in Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva in Humanitas, sono diverse. Alla base della malattia c’è probabilmente una condizione di ridotta tenuta della “giunzione” che si trova tra esofago e stomaco, lo sfintere esofageo inferiore, che regola il passaggio di materiale tra i due organi e, quando perde tono, consente la risalita patologica di materiale acido o alcalino. Il tono di questa giunzione – che subisce variazioni nell’arco della giornata e fisiologicamente si riduce (temporaneamente) in seguito alla deglutizione per consentire il passaggio di cibo dall’esofago allo stomaco – può anche andare incontro ad alterazioni disfunzionali e croniche, che ne compromettono la perfetta efficienza.

La ridotta tenuta dello sfintere, come si legge ancora nei testi della dottoressa Pellegatta, può dipendere da fattori di diversa natura: anatomici, alimentari, ormonali, farmacologici e funzionali. E così, se da un lato obesità, sovrappeso e stato di gravidanza, per esempio, determinano un aumento della pressione intra-addominale che può alterare il tono della giunzione esofago-gastrica favorendo così episodi di reflusso, dall’altro anche una dieta squilibrata può avere un forte impatto. Alimenti come il cioccolato, la menta e l’alcol hanno la capacità di agire sullo sfintere esofageo inferiore riducendone il tono, e cibi grassi o alcol di diminuire la velocità di svuotamento gastrico, favorendo in entrambi i casi il reflusso.

I sintomi più comuni sono bruciore di stomaco, dolore al petto – localizzato generalmente dietro lo sterno, capace a volte di irradiarsi anche posteriormente, tra le scapole, fino a raggiungere collo e orecchie – e rigurgito acido, ossia la percezione di liquido amaro o acido in gola e bocca.

Vengono stimolati, di solito, da pranzi e cene troppo abbondanti ed elaborati, e dall’assunzione, subito dopo i pasti, di posizioni non funzionali a una corretta digestione, come quella supina (e, ovviamente, da movimenti come il chinarsi in avanti).

Nella maggior parte dei casi, la malattia da reflusso gastroesofageo si può tenere sotto controllo grazie a semplici accorgimenti nello stile di vita alimentare; solo in una percentuale ristretta di casi, invece, è necessaria una terapia farmacologica.

Con l’aiuto della dottoressa Letha Moore, stimata nutrizionista laureata in microbiologia e dottorata in scienze della nutrizione e della salute, che da poco ha pubblicato il libro Dieta per il reflusso acido, vi diamo qualche consiglio. Primo fra tutti, e probabilmente da tanti conosciuto, quello di consumare pasti piccoli e frequenti e di evitare di mangiare subito prima di coricarsi. Poi, evitare  per un periodo di tempo limitato (2 settimane) e in seguito re-inserire in piccoli quantitativi agrumi, pomodori, fritti, cioccolato amaro, cibi piccanti, alcol e caffeina, bevande gassate, menta, aglio e cipolla crudi. Terzo, ingerire più fibre, e cioè più frutta, verdura e cereali integrali. Quarto, mangiare più alimenti alcalini, come cetrioli, anguria, verdure a foglia verde, banane.

Chiudiamo con una lista di cibi che potremmo chiamare salvifici, perché, per motivi diversi, contrastano significativamente il reflusso acido: farina d’avena, zenzero, latte di mandorle, finocchio, aceto di sidro di mele.

Marta Pietroboni

marta.pietroboni@cibiexpo.it

 

 

2 tipi di reflusso

Oltre a quello gastroesofageo, è diffuso l’extra-esofageo. Il secondo provoca una risalita di materiale gastrico non in esofago ma in laringe e faringe. Questa condizione è in grado di produrre una sintomatologia spesso molto diversa rispetto al reflusso gastroesofageo. Alcuni esempi sono: tosse cronica, frequente necessita di schiarirsi la voce, affaticabilità vocale, sensazione di bolo in faringe.

 

 

 

 

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