FINGER LIME

Un agrume bellissimo da vedere, buonissimo da mangiare, perfetto per decorare. L’esotico finger lime è un parente stretto del limone o del lime. Arriva originariamente dall’Australia. Ma in realtà per la sua coltivazione è ottimo anche il clima del nostro Meridione. Lo abbiamo visto e ne siamo stati conquistati. Cercando di capire dove poterlo trovare e acquistare, siamo arrivati a un indirizzo, quello di Alberto Nava, un “esploratore del gusto”, così si definisce, che con altri 4 compagni di viaggio, ha raccolto l’eredità dell’imprenditore-gourmand-ristoratore Beppi Bellavita, scomparso nel 2015.

 

 

 

In che senso ne avete raccolto l’eredità?

 

Nel senso che continuiamo a cercare in giro per il mondo prodotti eccezionali, sorprendenti. Come faceva lui. In questo caso siamo stati incuriositi dal finger lime perché ha al suo interno delle vescicole con un singolare sapore agrumato. Sembrano delle perle di caviale. Per questo viene anche chiamato “caviale di limone”.

 

 

E avete scoperto…

 

Un finger lime speciale, d’origine italiana – siciliana per la precisione – cosa che lo rende disponibile tutto l’anno. È un prodotto completamente naturale, quindi coltivato con criteri ancora più severi del biologico. Ci approvvigioniamo da un’azienda agricola che si chiama Tomasello. È molto particolare per il sapore, per le consistenze, per l’utilizzo che se ne può fare. Davvero unico.

 

 

L’uso principale è decorativo?

 

Alimentare oltre che decorativo, perché ha un sapore intenso di limone concentrato nelle sue perle. È ottimo per esempio per dare una particolare acidità a un certo tipo di cocktail; è strepitoso su alcune insalate. Sostituisce il limone in modo elegante, meno forte, un po’ più bilanciato.

 

 

Ho visto che ce ne sono di vari colori.

 

Variano anche i sapori in modo quasi impercettibile. La colorazione delle perle – rosa, verde, giallo pallido – dipende dalla pigmentazione della pianta, determinata dalle scelte del coltivatore.

 

 

Voi potete mandarlo?

 

Si, basta andare sul sito club.patanegra.it. Lì sono raccolte e disponibili le particolarità alimentari su cui lavoriamo. Il nostro progetto non è vendere la piadina romagnola all’estero; cerchiamo al contrario d’importare prodotti speciali che ci hanno affascinato durante i nostri viaggi. Il sito si chiama patanegra.it perché questa storia comincia tanti anni fa con Beppi Bellavita che per primo ha importato in Italia il Patanegra, prosciutto spagnolo. E tutti gli davano del matto perché voleva portare nella patria del Parma o del San Daniele, un prosciutto straniero, per di più molto costoso.

 

Paola Chessa Pietroboni

direzione@cibiexpo.it