EMANUELE MAGENTA

Product designer, molto più che meno.

Designer, con una lunga e importante esperienza nello studio di Piero Lissoni, a Milano, da quando ha aperto il suo atelier si occupa principalmente di progettare e disegnare accessori.

 

 

 

Ha creato diversi marchi e linee di prodotti, ha collaborato con Mandarina Duck, con aziende svizzere specializzate in trolley e accessori borse, e con l’arrivo del Covid – visto che molte delle aziende con le quali lavorava sono state costrette a chiudere – decide, grazie all’esperienza maturata nello studio Lissoni anche come interior designer, di dedicarsi al disegno d’interni.

Scelta giusta, che non gli impedisce però di tornare ogni tanto al passato e inventare altro.

Avendo studiato e realizzato diversi prodotti – accessori – caratterizzati dall’intercambiabilità dei componenti, due anni fa decide di dare vita a un nuovo progetto e applicare la stessa logica a dei capispalla; così, si mette a lavorare da solo e a buttar giù questo piano “a lungo termine”. Dedica circa un anno e mezzo al suo sviluppo, si appoggia all’ufficio tecnico di Futureclo, che lo aiuta nel definire misure giuste, tagli, e in generale a mettere in pratica l’idea, e, realizzati i primi prototipi, inizia la produzione.

 

E così è nata Piumeno.

Sì. Quest’anno Piumeno fa un test, che dura tutta la stagione invernale, e poi si ferma. Non perché siamo falliti, ma perché io e il mio socio – che è un broker assicurativo, quindi si occupa di tutto fuorché questo – vogliamo vedere che cosa succede. Abbiamo fatto un bell’investimento, e adesso dobbiamo fare dei ragionamenti; forse entrerà una persona nuova in società, in modo da poter poi sviluppare tutto quello che è Piumeno. Io ho già disegnato tre stagioni. L’obiettivo è quello di creare un brand e farlo crescere il più possibile.

 

Il centro del progetto è l’intercambiabilità, che effettivamente attira…

Dal punto di vista della sostenibilità è fantastica. Il mio sistema di progettazione fa sì che anno dopo anno, comprando accessori nuovi – si giocherà molto sugli accessori –, tutti potranno trasformare continuamente le loro giacche, rendendole sempre attuali. Conto di rispondere in modo intelligente a questa voglia collettiva (anche mia) di comprare in continuazione cose inutili. Aiutare a non buttare via ma a modificare in corso d’opera. Per questo, renderemo sicuramente possibile, stagione dopo stagione, utilizzare componenti di linee precedenti. E, sempre in tema eco-sostenibilità, abbiamo anche un sistema di vendita innovativo. Utilizziamo i negozianti come dress-room (camerino, ndr), dando a loro l’espositore con tutte le taglie e tutti i colori del modello della giacca attualmente in corso, e ai clienti la possibilità di provare prima di acquistare, e quindi di non trovarsi nella condizione di aver sbagliato acquisto, doverlo rendere, rispedire, riacquistare, ecc…; e poi spediamo a casa, dando vita a una sorta di internet point all’interno del negozio che ti permette di ordinare appena hai finito di provare, e di ricevere in 2 giorni a casa. Così, non abbiamo resi.

 

Restituire le giacche o i componenti delle giacche e riutilizzare i materiali per fare capi nuovi è una cosa possibile?

Allora… Noi avevamo pensato di fare una community, dove la gente si scambia i pezzi. Il nome Piumeno, il marchio che abbiamo registrato, può contenere tutte le classi di attività possibili e immaginabili. Ci piacerebbe molto metterla in piedi. La nostra speranza è che un giorno la signora Maria il collo di Piumeno se lo faccia da sola.

 

E invece la scelta dei materiali, come l’avete fatta? 

Ovviamente è in piuma d’oca, però riciclata. Non è più piuma d’oche maltrattate – si chiamano proprio così – ma è certificata. Per la precisione, è di anatre che vengono utilizzate per scopi alimentari. A quelle anatre che diventeranno cibo vengono tolte le piume, e quindi non c’è maltrattamento dell’animale. Parlavo poco fa con un ragazzo di Biella che ha brevettato un processo nuovo. Si tritano tutte le piume di scarto e si fa un materiale tipo il twinset – quell’imbottitura delle giacche che puoi tagliare e gestire come se fosse un tessuto – e mi contattava appunto perché vorrebbero collaborare con noi. Più avanti perché no?

 

Questa tua creatività si riversa anche in altro? Coltivi, cucini?

Mi piace moltissimo mangiare e far da mangiare, e anzi vorrei essere molto più bravo. Però sì, mi do da fare e poi sono un grande pollice verde. Tutto quello che ha un seme cerco di farlo nascere.

Sempre durante il periodo del Covid, in cui tutti avevamo tempo libero, ho coltivato un avocado e un mango, che esistono ancora oggi; l’avocado è enorme, me ne sono occupato perché avevo il tempo di farlo. In un momento di tranquillità potevo seguire quel processo naturale, lento. E in Sardegna, dove ho una casa su una piccola isola, e l’orto, cosa molto comoda, se no dovremmo andare sempre a fare la spesa in barca. Coltiviamo pomodori, basilico, melanzane… E ci vuole gran tempo a curare tutto e, quando mangi, sei molto più soddisfatto, perché l’hai autoprodotto.

Marta Pietroboni

marta.pietroboni@cibiexpo.it

 

 

 

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