Sempre più ricerche scientifiche hanno dimostrato che un’alimentazione sana ed equilibrata è alla base del nostro benessere psicofisico. Ciò che mangiamo è in grado di fornirci i nutrienti necessari al corretto funzionamento del nostro corpo e della nostra mente. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità sono quasi tre milioni le vite che si potrebbero salvare ogni anno nel mondo grazie a una dieta bilanciata.

Il cibo non va visto solo come un mezzo di sostentamento fine a sé stesso, ma anche come una potente arma di prevenzione nei confronti di patologie più o meno gravi quali l’insonnia, l’infertilità, il diabete, l’Alzheimer e il cancro.
Cibarsi è fondamentale… sono il come e il quanto a fare la differenza! Se sul “quanto” abbiamo il pieno controllo, sul “come” non possiamo purtroppo dire la stessa cosa.
Esiste una vasta gamma di alimenti che, se consumati in eccesso o prodotti in maniera poco sostenibile, possono provocare danni sia alla nostra salute sia a quella del nostro pianeta.
È stato ampiamente dimostrato che l’industria alimentare è una delle principali fonti di emissioni di sostanze inquinanti.
L’uso spropositato di risorse ha inevitabili ripercussioni traducibili, soprattutto, come perdita di biodiversità e cambiamenti climatici.
Ragionando in termini del “Green Deal europeo” e quindi di riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030 e del raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050, è ovvio che è necessario seguire una serie di strategie e piani di azione di sviluppo economico, ambientale e sociale. In questo senso, la scienza viene in nostro soccorso mettendo a punto una serie di nuovi metodi di sviluppo sempre più ecosostenibili.
L’editing genomico applicato agli organismi vegetali è un esempio di quanto le nuove tecnologie possano esserci d’aiuto. Si tratta di una tecnica innovativa che permette di modificare, in maniera selettiva, una determinata sequenza di DNA di un determinato organismo. In questo modo, attraverso un processo di mutagenesi mirata e controllata, è possibile apportare variazioni di determinati e predefiniti tratti del genoma (insieme del patrimonio genetico) con specifiche caratteristiche.
Si può dar vita, così, a prodotti della terra maggiormente resistenti a parassiti e a malattie o più ricchi di nutrienti e acqua, limitando l’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti.
Con l’editing genomico i tempi impiegati per ottenere il miglioramento genetico è relativamente breve, compreso tra pochi anni e alcuni decenni.
Attraverso questa tecnica del “taglia-cuci” o “copia-incolla” è possibile ottenere prodotti dalle caratteristiche organolettiche inalterate, resistenti all’azione di agenti sia esterni che interni.
Questo è il futuro, la base solida sulla quale costruire i fondamenti di un’agricoltura responsabile ed ecosostenibile. L’editing genomico sta attirando sempre più l’attenzione e l’interesse di diverse realtà economiche mondiali. È il caso, ad esempio, della Bayer, multinazionale tedesca che, in collaborazione con la società biotecnologica sud-coreana G+FLASH, sta brevettando lo sviluppo di una varietà di pomodoro geneticamente modificato e potenziato con vitamina D3.
È stato stimato che la carenza di vitamina D colpisca circa un miliardo di persone, diventando così un problema a livello globale soprattutto nei Paesi dove la luce solare, durante il periodo invernale, è limitata.
Nonostante i tanti benefici, l’editing del genoma è ancora oggi un argomento in grado di generare una serie di accesi dibattiti in grado di coinvolgere questioni sia etiche che sociali. Ragionando in chiave semplicistica, possiamo affermare che esistono due grandi correnti di pensiero. Una sostiene che questa tecnologia comporta rischi minimi in quanto accelera solamente i processi che avvengono in natura. L’altra si preoccupa del fatto che si possano creare una serie di cambiamenti al genoma delle piante in grado di provocare ripercussioni sulla biodiversità, sulla produzione del cibo biologico, sulla salute umana e su quella del nostro pianeta.
Dovrebbero esserci delle normative in grado di chiarire tutte queste controversie, ma in realtà non esistono, ad oggi, linee guida globali. Il punto di forza dell’editing genomico è rappresentato dal fatto che questo processo è in grado di sviluppare ortaggi e vegetali molto resistenti, capaci di sopportare durissime condizioni di siccità.
Ciò non è assolutamente un dato da sottovalutare poiché la siccità rappresenta una delle principali cause di insicurezza alimentare, dovuto alla difficoltà di reperire cibo salutare in quantità adeguata.
Secondo i dati FAO (Food and Agricolture Organization) “nel 2023 circa 282 milioni di persone in 59 Paesi e territori hanno sofferto la fame acuta, un aumento mondiale di 24 milioni rispetto all’anno precedente”.
Con questi numeri non possiamo non affidarci alla scienza e alle nuove tecnologie.
Dopo tutto siamo ciò che siamo ed è noto che “ l’uomo è un animale razionale” (Aristotele)
Marina Greco
