ECCO A VOI…CONFLICT KITCHEN

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Dimenticate McDonald, Burher King e tutti gli altri fastfood take-away, prodotti dalla globalizzazione del cibo. Dagli Usa, questa volta, arriva qualcosa di assolutamente unico nel suo genere. Il Conflict Kitchen di Pittsburgh, Pennsylvania, è il primo ristorante/fastfood che offre ai suoi clienti solo ed esclusivamente cibi tipici dei Paesi in guerra con gli Stati Uniti. Il progetto è nato dalla mente degli artisti John Peña, Jon Rubin e Dawn Weleski ma, da subito, anche le associazioni Sprout Fund, Waffle Shop e del Center for the Arts in Society hanno aderito, contribuendo, così, a mettere in campo uno degli esperimenti più insoliti degli ultimi anni.

 

 

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«Abbiamo creato questo spazio a Pittsburgh che è una città multiculturale dove non ci sono molti ristoranti etnici – racconta Jon Rubin, direttamente dagli States -. In questo modo usiamo il cibo per avvicinare le persone e per farle discutere dei problemi degli Stati in guerra con il nostro Paese, della politica e delle dinamiche sociali. Il progetto è nato da un’idea mia e di pochi amici e ha subito avuto un gran successo». I maggiori consumatori, spiega Rubin, sono persone incuriosite dal tipo di ristorante. «Sono sia americani che immigrati, molti provenienti dall’Afghanistan e dall’Iran, ma anche da molti altri Stati, anche africani. La popolazione ci ha supportato, il 99% dei cittadini ha provato il nostro cibo e si è fermata anche a discutere dopo avere mangiato, incuriosendosi al dibattito».

Il progetto è stato inaugurato con una serata a tema persiano. Piatto speciale del menù è il kubideh, un misto di kebab tritato e grigliato, mescolato con prezzemolo, menta, e cipolle. Il tutto servito sul tipico pane Barbari, coperto di sesamo o semi di girasole. Ogni quattro mesi Conflict Kitchen cambia Paese e presenta ai suoi clienti una nuova gustosa pietanza tradizionale. Dopo l’Iran, infatti, è toccato alla cucina afghana con la sua più classica prelibatezza, il Bolani Pazi, vale a dire il pane arabo riempito di patate e porro o lenticchie, il tutto ricoperto di yogurt.

 Ogni piatto viene accompagnato da un depliant con la ricetta in questione e in cui vengono fornite più informazioni possibile sulla politica del Paese protagonista, sulla cultura, sulle tradizioni e sulla sua storia. Alla degustazione, secondo il progetto, seguono seminari e incontri cui vengono invitati anche gli studenti delle scuole. «È stato interessante coinvolgere nel progetto cittadini afghani e iraniani che vivono a Pittsburgh – dice Jon Rubin –. Loro ci hanno aiutato ad arricchire l’aspetto culturale, con poesie e vecchie canzoni popolari. Ma, soprattutto, hanno portato con sé la loro visione del conflitto. E non è poco». Conflict Kitchen non ha finito qui la sua attività. I prossimi armistizi culinari saranno firmati con Corea del Nord e Venezuela.

 

 

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