DOLCETTO O SCHERZETTO

dolcetto scherzetto

Il 31 ottobre in molti Paesi si festeggia Halloween: ci si traveste, s’intagliano le zucche, si raccontano storie macabre, si guardano film horror

“Non sei un po’ grande per andare a fare ‘Dolcetto o Scherzetto’?”. Il nipote esitò, ma poi abbassò la maniglia e varcò la soglia. Il buio in cui si immerse, però, non era quello del giardino di casa sua. Pallide strisce di Luna velavano le case di un antico villaggio. Il nipote si voltò all’istante. Non c’era più la sua porta, ma un pesante portone di quercia, dal quale un volto deformato in ottone lo fissava stringendo tra i denti un batacchio. Deglutì, bussò, e la porta, lentamente, si aprì scricchiolando. L’interno era buio come la gola di un mostro.

 

 

Alle sue spalle, tra i cespugli, sentì un fruscio. Paralizzato, lo stomaco stretto in una morsa, ruotò piano la testa. Due occhi gialli lo fissavano tra il fogliame. Udì un ringhio sordo; il cespuglio tremò, ma, prima che potesse rivelare ciò che nascondeva, il nipote si era già chiuso il portone alle spalle, rifugiandosi nel maniero.

Cercò il cellulare, sbloccò lo schermo, accese la torcia, puntò il flash davanti a sé e…

“AAAH”

Un volto spettrale apparve davanti a lui.

“Non si è mai troppo grandi per fare scherzi e spaventare le persone… Sei d’accordo?”

Le candele nella stanza si accesero all’unisono, rivelando lo zio in abiti gotici scuri pieni di fronzoli.

“Che cosa ti sei messo?”

“Cosa ti sei messo tu!” Ribatté lo zio, indicando sornione i pizzi e merletti che affollavano la camiciola del ragazzo.

Il nipote lo guardò torvo, percorse la stanza e si lasciò cadere su una vecchia poltrona che lo avvolse con una nuvola di polvere. Tossì.

Qualcuno bussò alla porta.

“Ecco! Ora vedrai com’era il vero ‘Dolcetto o Scherzetto’!”

E con un cestino in mano gli fece segno di raggiungerlo all’uscio.

Dietro il portone, un coro bizzarro di bambini vestiti da bambine e viceversa, con abiti bianchi e camicie da notte, intonò una cantilena stonata e vagamente inquietante, nella quale, in sintesi, si chiedeva all’ospite di turno di foraggiarlo con quanto avesse in casa: pane, frutta…

Lo zio sfoderò dei biscotti, ammutolendo i bambini; evidentemente il bottino era più ricco di quanto sperassero. Il piccolo comitato si dileguò nella notte, marciando inesorabile verso la dimora successiva.

“Quello che hai appena visto…”, disse richiudendo la porta, “…è il souling, un rituale tardo medioevale per chiedere donazioni di cibo alla vigilia del Giorno dei morti, l’antenato di ‘Dolcetto o Scherzetto’. Beh, questa volta ci è andata bene; pensa se fossero stati spiriti veri”.

“Ch-che vuoi dire!?”

Lo zio ridacchiò.

“Halloween è un periodo liminale, di confine: le linee di demarcazione tra il nostro mondo e l’altro si fanno più sottili, permeabili; e così, fate e spiriti possono varcarle, riversandosi sulla Terra. Per evitare effetti nefasti, si usava lasciare del cibo sui davanzali delle finestre, per ammansire gli spiriti. Ma anche le anime dei defunti varcano il confine per fare visita alle proprie case passate, cercando ospitalità. Per questo, si apparecchiava un posto a tavola in più. Il perché, poi, ai bambini sia toccato di dover impersonare gli spiriti e riscuotere per loro cibi e vivande, beh, è una storia un po’ più lunga e complicata. Ma andiamo a fare due passi!”

“Là fuori!?”

Un lontano ululato fece rabbrividire il nipote, incollato allo zio, mentre passeggiavano in una stretta strada di campagna circondata da alberi e arbusti.

“Dove siamo questa volta?”

“Beh…”

Un uomo a cavallo avvolto in un lungo mantello sbucò dalla vegetazione tagliando loro la strada. Il possente animale impennò, il cappuccio scivolò giù dalla testa dell’uomo, rivelando una grossa zucca dall’intagliato sorriso diabolico. L’uomo si lanciò di nuovo al galoppo attraverso la fitta boscaglia.

“E quello che diavolo era?!”

“‘Diavolo’… curiosa scelta di parole. Non conosci la leggenda di Jack-o’-lantern?”

Il nipote scosse la testa.

“Beh, te la farò breve. Un uomo riesce a ingannare il Diavolo e a ottenere di non andare mai all’Inferno. Però poi non è che si sia comportato bene. Quando la nera signora giunse a prenderlo, il Paradiso non lo volle e l’Inferno gli sbatté le porte in faccia. Così, il povero Jack fu costretto a vagare sulla Terra per l’eternità.”

“E la zucca che c’entra?”

“Ottima domanda! L’usanza di intagliare zucche ha origine nell’antica Irlanda. All’inizio si intagliavano delle grosse rape per tenere lontani gli spiriti maligni… o per spaventare le persone. Evocare la paura in qualcuno fa sentire potenti. Ma fu solo quando gli immigrati irlandesi portarono in America la leggenda di Jack-o’-lantern che alle rape si sostituirono le grosse e più scenografiche zucche!”

“Sì, ok, ma perché quel tizio ha una zucca al posto della testa?”

“È morto decapitato: che altro doveva fare?”

Riccardo Vedovato

riccardo.vedovato1994@gmail.com

 

 

BOX

Nel Medioevo, a Ognissanti, il primo di novembre, i poveri si mascheravano per andare di porta in porta a elemosinare cibo in cambio di preghiere per i morti. Una tradizione che ha molti punti di contatto con la ricorrenza di origine celtica di Halloween, parola scozzese che significa “Notte di tutti gli spiriti sacri”. A Halloween sono i ragazzini a girare di casa in casa minacciando scherzi e dispetti a chi non offre loro qualcosa di dolce.

 

 

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