DISTRETTO AGRUMI DI SICILIA, UNITÀ D’INTENTI

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Il Distretto Produttivo Agrumi di Sicilia è nato nel 2011 proprio per valorizzare, riuniti sotto il brand “Sicilia”, imprese ed enti della filiera agrumicola e i Consorzi di tutela delle sue eccellenze: arance, limoni e mandarini DOP, IGP e Bio. «La Sicilia – spiega la presidente del Distretto, Federica Argentati, agronomo ed esperto in coesione territoriale – è la maggior produttrice di agrumi in Italia, eppure sul mercato è una forza che non si avverte, anzi spesso i compratori non riconoscono il prodotto di qualità Made in Italy e scelgono prodotti importati solo perché costano meno”.

 

 

 

 

“Anche per questo, in collaborazione con il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, promuoviamo nei mercati ortofrutticoli nazionali le nostre produzioni d’eccellenza, convinti che sono i grossisti quelli che fanno la prima scelta di valore di un prodotto davvero italiano».

 

 

Un Patto per produzioni d’eccellenza

 

Il Distretto agrumi di Sicilia dunque non è una società commerciale, ma uno strumento a supporto anche delle politiche regionali, per creare sinergie, progettualità condivise, in definitiva un “sistema” sugli agrumi. «Il Patto di Sviluppo sottoscritto dai soci ha numerosi obiettivi. Per esempio, riutilizzare il pastazzo, il sottoprodotto della trasformazione degli agrumi, che rappresenta un costo di gestione per lo smaltimento. Il Distretto è riuscito a farsi finanziare da Coca-Cola Foundation un progetto pilota per il riutilizzo del pastazzo in chiave energetica. E per realizzarlo ha avuto al fianco l’Università di Catania, che ospita l’impianto nella sua azienda agraria. Con il supporto dell’ICE (Istituto Commercio Estero) abbiamo lavorato sul turismo relazionale e sulla conoscenza diretta dei territori di produzione delle sue eccellenze: l’area dell’Etna per l’Arancia rossa di Sicilia IGP, quella di Agrigento per l’Arancia di Ribera DOP, e poi Messina e Siracusa, patria di due varietà di limoni IGP, infine Palermo per il suo Mandarino di Ciaculli, attuale presidio Slow Food e in attesa di riconoscimento.  È un lavoro immenso e non sempre gratificante. I Siciliani non hanno nel DNA il gene dell’aggregazione. Ma c’è una nuova generazione d’imprenditori  che ha compreso il valore del fare rete, del lavorare in squadra per presentarsi compatti sui mercati esteri».

La produzione agrumicola siciliana deve fare i conti anche con la marginalità geografica e i conseguenti alti costi di logistica che la penalizzano. Per questo è particolarmente importante puntare su qualità e certezza della provenienza.

Bianca Senatore

 

 

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