DALLE PIANTE CARNIVORE AI ROBOT MOLLI

Dall’Università di Harvard nel 2016 è arrivato il primo ‘soft robot’: un polipetto trasparente, prototipo di robot interamente flessibile. I materiali morbidi da cui è composto l’Octobot gli permettono di superare alcuni limiti della robotica rigida tradizionale.
I vantaggi: flessibilità, abilità di infilarsi in spazi angusti e irregolari, capacità di adattarsi alle asperità ambientali naturali.

 

 

Le foglie della Drosera capensis sono ricoperte di tentacoli colorati ‘armati’ alle loro estremità di gocce di colla con cui catturano gli insetti.

 

 

Le possibili applicazioni della ‘robotica molle’ sono piuttosto varie: vanno dal salvataggio di vite nelle operazioni di recupero in seguito a crolli (per esempio da terremoti) al campo medico, allo sviluppo di automi (sia diagnostici sia terapeutici) in grado di accedere al corpo umano evitando interventi invasivi.

 

Il giorno in cui un robo-polpo riuscirà a operare un’appendicite è ancora lontano; gli ostacoli sono molti, a cominciare dallo sviluppo di una fonte di energia efficiente ma allo stesso tempo morbida, o dalla messa a punto di un sistema di trasmissione del moto chimico e idraulico, anziché elettrico e meccanico. Ma la ricerca, per esempio nel Centro della Complessità e i Biosistemi (CC&B) dell’Università degli Studi di Milano, sta studiando nuovi materiali e tecnologie ‘soft’.

 

 

Le piante carnivore come fonte d’ispirazione

 

I ricercatori del CC&B hanno di recente pubblicato uno studio relativo alle capacità “motorie” della Drosera capensis, originaria del Sudafrica. Questa pianta insettivora, dopo aver individuato la preda, impiega dai 20 minuti alle 3 ore per avvolgerla completamente e digerirla. Nessun movimento rapido, solo interessanti capacità delle cellule vegetali responsabili dell’attivazione del meccanismo, a cui gli studiosi sperano di ispirarsi per le applicazioni nel campo della robotica. Come spiegano i ricercatori del CC&B, “la flessione delle foglie di Drosera capensis è programmata nella sua architettura cellulare asimmetrica”.

 

In altre parole, scoperto che il meccanismo usato dalla foglia per piegarsi sulla preda è legato alle caratteristiche strutturali delle cellule che la compongono, è stato realizzato un prodotto artificiale che racchiude tutte le proprietà biologiche osservate nella pianta. I nuovi materiali, che per cambiare forma imitano proprio il meccanismo con cui le foglie intrappolano le prede, potrebbero essere applicati nello sviluppo dei robot molli.

 

È celebre l’aforisma di Albert Einstein: “Ogni cosa che puoi immaginare, la natura l’ha già creata”.

 

Alessandro Caviglione

alessandro.caviglione@cibiexpo.it