DALLA LANA AL BIOCHAR

Siamo figli del consumismo e ai nostri occhi ogni oggetto è caratterizzato da un ciclo vitale definito, ripetitivo ed effimero.                È sempre più radicata, nella nostra società, la convinzione che ciò che si ha è più importante di ciò che si è, senza tener presente che, in realtà, la ricchezza più autentica consiste nel possedere cose che non si possono comprare.

 

 

Il consumismo è un modello culturale, sociale ed economico che provoca, inevitabilmente, una serie di effetti negativi che si traducono nella crisi ecologica tipica del nostro tempo. Ogni prodotto “nasce” in una vetrina reale o virtuale, “cresce”, accompagnandoci nella nostra quotidianità, “muore” dimenticato in un cassetto, in una cantina, o in una discarica.

In contrapposizione a questo modello economico lineare, basato su produzione, uso e smaltimento, nasce il modello economico circolare che è sicuramente più sostenibile rispetto a quello precedente, poiché mira a massimizzare l’utilizzo di una risorsa e minimizzare la produzione dei rifiuti attraverso strategie di riciclo e riuso. Dando una seconda vita a materiali anche di scarto, attraverso una serie di processi che permettono di far si che niente finisca davvero.

Attraverso questa nuova visione, e facendo affidamento a piani di innovazione tecnologica, è possibile sviluppare un modello di business innovativo, in grado di garantire la produttività, promuovendo la sostenibilità.

Wool2Resouce è un progetto tutto italiano, in particolare siciliano, che nasce da un’esigenza precisa, ovvero quella di valorizzare la lana, paradossalmente poco apprezzata, tanto da essere considerata uno scarto di produzione difficile da smaltire.

Ogni anno in Italia dalla tosatura delle pecore, pratica necessaria a garantire il benessere animale, vengono prodotte 2.500 tonnellate di lana, circa 1.000 delle quali in Sicilia.

Questa materia prima, dall’estimabile valore tessile e dalle elevate proprietà fisiche come l’isolamento termico, traspirabilità, biodegradabilità, è considerata, in realtà, un rifiuto di categoria 3 (sottoprodotti di origine animale, ndr) il cui corretto smaltimento comporta un costo elevato.

Wool2Resouce, grazie all’utilizzo di tecnologie innovative, è in grado di trasformare la lana in biochar, letteralmente carbone bio, un materiale ottenuto dalla pirolisi, un processo termico di decomposizione della sostanza organica che avviene a elevate temperature e in assenza di ossigeno.

In questo modo, non solo si elimina dall’ambiente una quantità elevata di rifiuti e si evita l’immissione di potenziali sostanze inquinanti, ma si è in grado di generare un sottoprodotto utile in agricoltura come ammendante del suolo.

Fondamentale è l’utilizzo di processi termici controllati in grado di fissare carbonio organico e limitare perdite durante la trasformazione.

Il biochar ottenuto dalla lana possiede un contenuto proteico di partenza più elevato rispetto agli altri carboni vegetali e quindi svolge un ruolo fondamentale nella fertilizzazione del terreno.

La sua analisi chimica mediane fluorescenza a raggi X ha evidenziato un’elevata concentrazione di alcuni elementi quali potassio, calcio, ferro, nichel e zinco, riportati in ordine di concentrazione.

Data la sua elevata porosità, favorisce l’assorbimento di acqua e contaminanti.

Il carbone bio, inoltre, ha una buona capacità di trattenere nutrienti sotto forma di cationi (ioni con carica elettrica positiva, ndr) e ciò amplifica le sue caratteristiche fertilizzanti anche per prolungati periodi di tempo.

Secondo alcuni ricercatori, tuttavia, questa proprietà è da monitorare poiché un valore di conducibilità elevata può aumentare il rischio salino e comportare, per terreni aridi, la necessità di effettuare irrigazioni di controllo.

Data la sua maggiore densità apparente rispetto ai biochar legnosi, quello proveniente dalla lana risulta avere migliore maneggevolezza e migliore polverosità. In fin dei conti, e in maniera totalmente semplicistica, potremmo considerarlo una specie di spugna in grado di trattenere i nutrienti, derivanti da fertilizzanti sia organici che inorganici e rilasciarli gradualmente nel terreno.

Per esplicare al meglio questa caratteristica, si ipotizza che sia necessario, tuttavia, un periodo di attivazione biologica e chimica del terreno.

In realtà Wool2Resouce è ancora in piena fase sperimentale; si avvale della collaborazione di enti di ricerca e aziende agricole ed è gestito dal Gruppo Operativo Nuovi Orizzonti per la Lana Ovina.

Fondamentale nel successo del progetto è l’utilizzo della blockchain, una tecnologia informatica in grado di garantire totale trasparenza e tracciabilità dei dati lungo l’intera filiera, ovvero dalla trasformazione della lana in biochar fino al prodotto agricolo finito e commercializzato.

Il ruolo che Wool2Resouce è in grado di svolgere è importantissimo poiché è in grado di materializzare un concetto fondamentale: grazie alla ricerca e allo studio è possibile trasformare uno scarto in una risorsa.

È la prova che in natura, così come nella vita, nulla è eterno ma tutto è soggetto a una serie di trasformazioni, più o meno evidenti, più o meno impattanti, ma sempre essenziali.

 

Marina Greco

marina.greco83@hotmail.com