Sempre più spesso sembra che il mondo possa fare a meno degli esseri umani in carne e ossa. In molti casi li stiamo sostituendo con robot capaci di svolgere lavori pesanti e ripetitivi, oppure di grande precisione, o addirittura con automi umanoidi che hanno raggiunto tali livelli di sviluppo da trovare impiego perfino tra le corsie degli ospedali. Nuove invenzioni ma fantasie antiche, considerato che di queste “macchine” si trova traccia già nei miti della Grecia pre-classica. E per quanto riguarda la fantascienza, una pietra miliare per i fondamenti della robotica è la raccolta di racconti Io, Robot di Isaac Asimov pubblicata nel 1950.

Illustrazione di Libero Gozzini, che dal 2009 è tra i fondatori, nonché docente e consulente, del Mimaster di Milano.
Un altro caso interessante è quello dei ristoranti automatici, che hanno fatto la loro comparsa alla fine del 2016. In America è nata Eatsa, una catena di Fast Food con menu salutistici e biologici, sedi a San Francisco e Los Angeles, costa ovest, e a Washington e New York, costa est. I clienti ordinano il cibo via app oppure online, e lo trovano all’ora stabilita nel locale dentro una specie di scatola, pronto per il consumo. Poi pagano sempre via app.
A Berlino, nello stesso periodo, ha aperto il primo ristorante automatico europeo, il Data Kitchen, alta cucina, ingredienti selezionati, menù sofisticati. Guadagnare tempo grazie alla tecnologia non è cosa da poco. Anche a costo di rinunciare a volte ai rapporti umani.
Ma più di cento anni prima, nel 1912, epoca in cui il progresso tecnologico aveva fatto solo i primi timidi passi, l’autore di fantascienza Edgar Rice Burroughs aveva già anticipato la descrizione dei ristoranti automatici. Nel suo racconto A Princess of Mars scriveva: “Kantos Kan mi condusse in uno splendido ristorante, dove il servizio era completamente svolto da dispositivi meccanici. Nessuna mano toccava il cibo dall’istante in cui entrava, crudo, nell’edificio, fino al momento in cui riemergeva, caldo e delizioso, sui tavoli davanti ai commensali, quando questi premevano un piccolo pulsante per indicare i piatti che desideravano”.
Con questo scritto ambientato su Marte, primo libro di una serie di successo in 11 volumi, Burroughs riemergeva da un’insoddisfazione che lo aveva portato sull’orlo del suicidio. Nello stesso anno crea un nuovo e straordinario personaggio che gli darà fama e soldi, Tarzan delle scimmie, tanto incredibile da non aver generato, per ora almeno, apprezzabili ricadute tecnologiche.
Paola Chessa Pietroboni
