DAGLI OCEANI UNO DEI CIBI DEL FUTURO

Durante una vacanza a Ibiza ho ordinato – racconta Willem Sodderland, Amministratore Delegato dell’olandese Seamore – un’insalata di alghe e, alla mia domanda “dove sono le alghe in questo piatto?” lo chef mi ha indicato quelle che sembravano essere tagliatelle di spinaci, una specie particolare di alghe che cresce sulle rocce. La consistenza e il gusto erano simili a quelli della pasta. Da lì è nata l’idea: perché non sostituire alla pasta le alghe?

 

himanthiaelongata

 

… e come nasce la start-up Seamore?

 

Da allora ho cominciato a fare ricerche sul cibo del futuro e sul ruolo che le alghe avrebbero avuto. Molti esperti concordano sul fatto che le alghe possano diventare una fonte di cibo per il Pianeta. Gustose, salutari, sostenibili, sempre che le persone siano disposte a mangiarle! A quel punto la visione era chiara: proporre le alghe come un cibo già conosciuto e amato, trasformando un vegetale marino in cibo quotidiano. Ecco come è nata la mia azienda, facendo leva su una semplice intuizione.

 

Da cibo della preistoria a superfood. Di quale alga si tratta?

 

Stiamo utilizzando due specie diverse, l’Himanthalia elongata e la Palmaria palmata che crescono prevalentemente in Europa. Il motivo per cui sono speciali è che possono essere utilizzate come il cibo che già conosciamo e amiamo: la pasta e il bacon. Infatti l’Himanthalia sembra una pasta e si cucina allo stesso modo; la Palmaria, invece, quando viene fritta, ricorda il bacon croccante. Entrambe hanno buone proprietà nutrizionali: alto contenuto di fibre, largo apporto di vitamine, minerali, proteine, iodio e omega-3.

 

Come viene prodotta la vostra “pasta”?

 

Raccogliamo le alghe come il mare le offre, rispettando un protocollo di raccolta sostenibile già messo a punto da esperti. Il prossimo passo è la coltivazione in mare.

 

Sarà il cibo del futuro, buono per il Pianeta e per le persone?

 

Noi attingiamo solo una minima quantità della nostra alimentazione dagli oceani che occupano la maggior parte della superficie del Pianeta. Se non iniziamo a cambiare la nostra dieta basata principalmente sui prodotti della terra, ci serviranno 4 pianeti nel 2050 per poterci sfamare.  Avremo sempre più bisogno degli oceani come fonte di cibo. Per ragioni ambientali e salutistiche dovremo passare dalle proteine animali a quelle vegetali. La nostra alimentazione si orienterà sempre più verso il mondo vegetale.
Marina Villa
marina.villa@cibiexpo.it