Un viaggio iniziato circa 200.000 anni fa ha permesso all’Homo sapiens di evolvere fino a diventare l’uomo del nostro tempo. Un percorso caratterizzato da novità, adattamenti, mutazioni genetiche e comportamentali, un continuo incontro/scontro tra ciò che era e ciò che doveva ancora nascere.
Il nostro modo di essere e di vivere è totalmente diverso da quello dei nostri antenati, e tuttavia è differente ma connesso. Certo non viviamo più in caverne e possiamo salire su un aereo per raggiungere l’altro capo del mondo ma alcune abitudini, come quella alimentare, sono rimaste le stesse.

La scienza lo dimostra… l’uomo, dal momento della sua comparsa sulla terra, è stato onnivoro! Quest’affermazione è in completa contrapposizione con i trend e i falsi miti alimentari del momento che promuovono uno stile di vita vegetariano, vegano o chetogenico come modello di benessere. Senza entrare nel merito di diatribe che durano ormai da anni, e senza prendere posizioni ideologiche precise, ma volendo dare solo spunti di riflessione, si può affermare con tutta tranquillità che l’essere onnivori dà la possibilità di scelta e quindi consente di consumare cibi di origine sia animale sia vegetale.
Ciò significa basare il proprio sviluppo psico-fisico su un’alimentazione bilanciata, condizione fondamentale per combattere la malnutrizione, piaga che ancora oggi attanaglia l’intera umanità. Secondo gli ultimi dati FAO (organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura), nel mondo oltre 733 milioni di persone, più di 1 su 10, soffrono di grave denutrizione e fino a 2 miliardi hanno difficoltà ad assumere i nutrienti fondamentali che garantiscono la sopravvivenza. Ancora più preoccupanti sono i dati riguardanti la malnutrizione infantile.
La scienza ha sempre sottolineato la correlazione tra salute e alimentazione ed è chiaro come una dieta equilibrata possa incidere positivamente sul nostro benessere e giocare un ruolo fondamentale nella prevenzione di alcune patologie quali diabete, malattie cardiache, obesità e alcune forme tumorali. La dieta mediterranea, onnivora, diffusa nei paesi che si affacciano sul bacino del Mar Mediterraneo, è considerata un modello salutare: una piramide alimentare in grado non solo di fornire linee guida relative al consumo di determinati alimenti in termini di quantità e qualità, ma anche di dare informazioni relative a sane abitudini di vita, quali la regolare frequentazione dell’esercizio fisico.
Data la sua importanza e grazie “alle pratiche tradizionali, alle conoscenze e alle abilità che sono state tramandate da generazione in generazione in molti paesi mediterranei, fornendo alle comunità un senso di appartenenza e di continuità” – come recita il comunicato del 16 novembre 2010 del Comitato Intergovernativo della Convenzione UNESCO –, si è approvata l’iscrizione della Dieta Mediterranea nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale. Probabilmente, alla luce di quanto detto, si può ben capire che seguire una dieta che si allontana drasticamente da quella onnivora, significa allontanarsi dalla nostra origine evolutiva e culturale. L’uomo è sempre stato onnivoro e ciò e dimostrabile scientificamente prendendo in considerazione alcuni fattori come, ad esempio, la nostra dentatura, la presenza del pollice opponibile e di enzimi coinvolti nel processo digestivo. Eliminare del tutto un alimento, sia di origine animale che vegetale, dalla nostra alimentazione, come consumarlo in quantità eccessive con regolarità, è sempre deleterio per la salute nostra e del pianeta.
In base ad uno studio condotto a livello mondiale e pubblicato da Psychology today, una rivista statunitense di psicologia di elevata autorevolezza, tra le persone che seguono uno stile alimentare vegetariano o vegano, circa l’84% abbandona la dieta a causa di problemi di salute. D’altro canto, una dieta rivolta a eliminare, o comunque limitare, il consumo di alimenti che non sono di origine animale, può aumentare notevolmente il tasso di mortalità.
Cosicché, se si eliminano i carboidrati come suggerito da molte diete drastiche, si può notare un immediato dimagrimento dovuto però non alla perdita di massa grassa, ma a quella di liquidi e massa magra. La conseguenza è l’innescarsi di una serie di eventi negativi quali l’alterazione della flora intestinale, l’aumento dei corpi chetonici, la riduzione delle prestazioni sia fisiche che mentali.
Una dieta squilibrata, di qualsiasi natura essa sia, comporta uno stato di malessere del nostro organismo, una diminuzione delle difese immunitarie, aumentando inevitabilmente la nostra esposizione a malattie più o meno gravi, temporanee o croniche.
Senza alcuna nota polemica, penso che la scelta del regime da seguire si debba basare su due parole chiave fondamentali: l’informazione e la moderazione, principio cardine della dieta mediterranea. Solo grazie all’educazione alimentare si possono raggiungere una serie di benefici sia fisici che emotivi, partendo da un semplice concetto: migliorare e prendersi cura di ciò che è presente sulle nostre tavole equivale a migliorare e prendersi cura di noi stessi.
Marina Greco
