CROSTACEI

Il tempo a disposizione dei crostacei fuori dall’acqua è limitato. Quando perdono la loro freschezza e il loro aroma originari, danno luogo a cattivi odori dall’inconfondibile sentore di ammoniaca. Si pone pertanto il problema della conservazione dell’alimento che deve tener correttamente conto dell’aspetto etico/legale relativo al benessere dell’animale.

 

 

 

 

Quanto alle frodi riguardanti il settore dei crostacei si va dalla sostituzione di specie, ovvero lo spaccio di una specie di minor qualità per una di maggior pregio, alla vendita di crostacei deteriorati o scongelati come freschi e all’utilizzo eccessivo di additivi.

 

Ma è proprio la conservazione dei crostacei vivi uno degli aspetti problematici e ciò a causa della carenza di norme chiare in materia, la cui disciplina è spesso affidata a regolamenti e ordinanze municipali disuniformi e non fondati su basi scientifiche, con la conseguenza dell’affermarsi di una giurisprudenza, alcune volte controversa, che crea confusione sia per gli operatori del settore sia per i soggetti preposti al controllo e impegnati nella lotta alle frodi.

 

Con particolare riferimento al benessere dei crostacei, la Cassazione, in caso di aragoste e granchi vivi con le chele legate, a temperature vicine allo zero, destinati a essere immersi in acqua bollente, ha recentemente stabilito che detenere crostacei vivi sul ghiaccio costituisce reato, violando le norme che puniscono, con pene detentive da due mesi a due anni e multe salate, chi con crudeltà o senza necessità provoca la morte o una lesione di un animale o lo sottopone a sevizie insopportabili per le sue caratteristiche etologiche.

 

La sentenza citata è di estrema importanza poiché giudica sevizia la bollitura dei crostacei vivi, considerandoli esseri senzienti – capaci dunque di provare dolore e averne memoria – contrariamente a quanto ritenuto fino a poco tempo fa, con la conseguente impossibilità per chi li detiene in “modo crudele” di addurre tale giustificazione, smentita peraltro da dati scientifici secondo i quali la bollitura dei crostacei vivi comporta lo sviluppo di tossine che alterano la polpa.

 

Dunque è certamente auspicabile un concreto intervento legislativo che regoli la materia e che dia chiare indicazioni agli operatori del settore e alle Forze dell’Ordine ogni giorno impegnate sul territorio per la tutela dei cittadini.

 

Daniela Mainini

info@azione.organticontraff

www.centrostudigrandemilano.org

 

 

 

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