COVID-19: CORONAVIRUS E ALIMENTAZIONE

L’alimentazione può aiutarci in periodi come questo, con il corpo e il sistema immunitario messi a dura prova dal Covid-19? Prima di addentrarci nel vivo dell’articolo, è necessario conoscere un po’ più da vicino “il nemico”. Noi siamo formati da cellule, l’unità fondamentale della vita, ognuna delle quali è grande circa 30 micron (la milionesima parte di un metro). Gli stessi batteri sono cellule, di misure ridotte, circa 1-3 micron.

 

 

 

 

I virus, al contrario, non sono cellule: sono organelli, al confine tra vita e non vita, molto più piccoli, di dimensioni comprese tra 20 e 300 nanometri (mille volte meno delle nostre cellule). Il virus non ha tutte le componenti e le strutture di una cellula ed è costituito principalmente da due parti: un involucro esterno proteico, chiamato capside e, all’interno, un acido nucleico, ossia una molecola di DNA o RNA che costituisce il suo patrimonio genetico. Ed è proprio da questa piccola molecola che parte la minaccia per il nostro organismo.

 

Ma come? Il virus non è in grado di riprodursi da solo; per farlo, ha bisogno di “sfruttare” i sistemi replicativi della cellula che ha infettato, obbligandola a produrre delle sue copie. Grazie al capside, riesce ad appoggiarsi sulle cellule e a iniettare l’acido nucleico (DNA o RNA) al loro interno. A partire da questo, si innesca il meccanismo di duplicazione, che via via prenderà sempre più piede, infettando cellula dopo cellula l’intero organismo.

 

Il coronavirus agisce proprio in questo stesso modo. È un retrovirus – quindi l’acido nucleico non è il DNA ma l’RNA – e, una volta infettata la cellula, non fa altro che riprodursi creando molte copie di se stesso. Per “sopravvivere”, ha bisogno di produrre alcune proteine che per il nostro organismo sono dannose. Nel caso del Covid-19, queste proteine sono causa di potenti infezioni respiratorie.

 

 

Veniamo al tema dell’alimentazione

 

Come può aiutarci nella lotta contro il coronavirus? Innanzitutto, occorre distinguere tre fasi in cui il nostro corpo è a contatto con il virus: una prima di contagio, una seconda nella quale l’organismo si accorge che un patogeno è entrato nell’organismo e impara a riconoscerlo e una terza di reazione dell’organismo. Nella prima fase, non vi è differenza tra una persona sana e una malata; le possibilità di essere contagiati sono le stesse e non c’è terapia, alimentare o non, che possa ridurre le probabilità di contagio.

 

 

 

 

Nella seconda fase, il virus ha fatto il suo ingresso e inizia ad agire, ma, prima di poterlo combattere, le nostre difese immunitarie devono individuarlo e riconoscerlo e, a seconda dell’individuo, ci vorrà più o meno tempo (ore o giorni). In quest’intervallo, l’alimentazione è sì determinante: tanto più la persona, nella sua quotidianità, conduce una vita sana, allenandosi e alimentandosi bene, tanto più il suo organismo sarà in forze e in grado di sopravvivere nel tempo necessario alle nostre difese per riconoscere il virus. In caso contrario, chi è debilitato può rischiare gravi conseguenze, sino alla morte. Quindi è importante mangiare bene e stare in forma sempre, e non solo quando si entra in contatto con un patogeno.

 

Nella terza fase, quando “comincia la battaglia” e le difese immunitarie attaccano il virus ora identificato, l’alimentazione è importantissima, non solo come prevenzione, ma anche nel corso dell’infezione stessa, perché necessitiamo di produrre continuamente le citate difese immunitarie quali immunoglobuline, macrofagi, mediatori, ecc.

 

Basti pensare che le immunoglobuline (ossia gli anticorpi) sono proteine, e che per fabbricarle è importante introdurre il giusto quantitativo proteico attraverso un’alimentazione corretta e bilanciata, suddivisa in pasti piccoli e regolari durante la giornata. Così come, del resto, sarà fondamentale essere sempre ben idratati e seguire una dieta varia che ci permetta di introdurre vitamine, minerali e ogni altro componente di cui abbiamo bisogno.

 

In questa fase possono anche essere d’aiuto degli integratori alimentari quali:

 

– le vitamine C e D, che sono importantissime per aiutare l’organismo a produrre più velocemente le difese immunitarie;

– le proteine del siero del latte in polvere (non idrolizzate), nelle quali è presente in particolare una proteina, la lattoferrina, che, secondo diversi studi scientifici, svolge un’importante funzione antinfiammatoria;

– un tonico adattogeno come la rodiola o il cordyceps, molecole di origine vegetale in grado di aumentare le resistenze dell’organismo in situazioni di stress psicofisico;

– anche gli antiossidanti possono essere d’aiuto in quanto, in una fase di infiammazione acuta come la presenza di un patogeno, il nostro organismo è in grado di produrne in grandi quatità da spedire contro al virus; il problema è che queste molecole, i radicali liberi, sono molto reattivi e distruggono tutto ciò che incontrano, comprese le nostre cellule. È un po’ come il meccanismo della febbre, che in sé è un meccanismo “buono” e di difesa dell’organismo ma, se la temperatura “scappa” troppo verso l’alto, può diventare un problema.

 

Andrea Fossati

fossatiandrea@centroemmea.it

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