CIBO BLU TRA FISIOLOGIA, PSICOLOGIA E SOCIOLOGIA

Il blu è considerato un colore poco attraente in campo alimentare, a volte una curiosità. Ma perché ha così tanti detrattori? Il colore degli alimenti gioca un ruolo fondamentale nella nostra esperienza culinaria. Mentre alcuni, come il rosso o il verde, sono associati a cibi freschi e appetitosi, il blu è spesso considerato un’anomalia alimentare. I cibi blu sono rari in natura e, quando presenti, suscitano reazioni di curiosità, diffidenza o addirittura repulsione.

 

 

Ma perché questa tinta è così poco comune nel campo alimentare? E cosa influenza la nostra percezione di appetibilità quando si tratta di questo colore? In natura il blu è un colore piuttosto insolito: la maggior parte dei cibi che consumiamo deriva da piante o animali, e il blu non è un colore così comune. Le piante, ad esempio, devono fare affidamento su pigmenti specifici per produrre colori, e il blu è particolarmente difficile da sintetizzare. I pigmenti blu, come le antocianine, sono presenti in alcuni frutti (es. mirtilli) e verdure (es. carote viola), ma spesso si manifestano in tonalità che tendono più al viola o al rosso. Citiamo per esempio: melanzane, radicchio, uva nera, frutti di bosco (ribes, more, lamponi, mirtilli…), prugne e fichi. Il blu brillante, invece, è quasi sempre il risultato dell’uso di coloranti artificiali, come nel caso di caramelle, gelati o bevande.

La psicologia del colore gioca un ruolo cruciale nella nostra percezione del cibo. Il blu è spesso associato a concetti quali freschezza e tranquillità, ma quando si tratta di alimenti, questa associazione non sempre funziona a suo favore. Molte ricerche hanno dimostrato che il blu tende a sopprimere l’appetito: ciò potrebbe essere dovuto al fatto che, in natura, il blu è spesso un segnale di avvertimento: molti cibi tossici o non commestibili hanno tonalità bluastre. Di conseguenza, il nostro cervello potrebbe aver sviluppato una risposta evolutiva che ci porta a diffidare di questa tinta quando si tratta di mangiare. Inoltre, il blu è un colore freddo, e i cibi freddi sono spesso associati a una minore appetibilità rispetto a quelli caldi. Pensiamo, ad esempio, a un piatto di pasta blu: mentre il rosso del sugo al pomodoro o il verde del pesto ci sembrano invitanti, il blu potrebbe farci pensare a qualcosa di innaturale o addirittura disgustoso.

La percezione del blu nel cibo è anche fortemente influenzata da fattori culturali. In alcune civiltà, il blu è considerato un colore sacro o spirituale; in altre, invece, il blu è semplicemente estraneo alla tradizione culinaria, e i cibi di questo colore potrebbero essere visti come strani o poco appetitosi. Un esempio interessante è quello dei formaggi erborinati (blue cheeses), quali il gorgonzola, lo stilton o il roquefort. Sebbene il colore di questi formaggi sia più grigio-verde che blu, la presenza di muffe bluastre può inizialmente suscitare diffidenza. Tuttavia, grazie alla tradizione e alla familiarità, molti apprezzano il sapore intenso e complesso di questi formaggi, dimostrando che l’esperienza, l’abitudine e i gusti acquisiti possono superare agevolmente le barriere cromatiche.

Nonostante le sfide legate alla percezione del blu, chef e produttori alimentari stanno sperimentando con questo colore con l’obiettivo di creare piatti innovativi e visivamente sorprendenti. L’uso di coloranti naturali, come l’estratto di spirulina o il cavolo rosso, permette di ottenere tonalità blu senza ricorrere a sostanze artificiali. Questi cibi sono spesso presentati in contesti creativi, come ristoranti di alta cucina o eventi tematici, dove l’aspetto estetico è parte integrante (più che in altri contesti) dell’esperienza culinaria. Un esempio famoso è il pane blu, realizzato con l’estratto di spirulina, che ha guadagnato popolarità grazie al suo aspetto unico e alle proprietà nutrizionali e funzionali. Anche i dessert blu, come i macaron o alcune torte, sono diventati sempre più comuni, specialmente in occasioni speciali come feste a tema o celebrazioni.

I cibi blu rappresentano una sfida interessante per il mondo della gastronomia. Mentre la rarità e la percezione psicologica possono renderli poco appetitosi per alcuni, la creatività e l’innovazione stanno aprendo per loro nuove possibilità. Con l’aumento della consapevolezza alimentare e la ricerca di alternative naturali ai coloranti artificiali, è possibile che i cibi blu diventino sempre più accettati e apprezzati.

In definitiva, l’appetibilità dei cibi turchini dipende da una combinazione di fattori: il contesto culturale, l’esperienza personale e la presentazione. Mentre il blu potrebbe non essere il colore più invitante a prima vista, la sua capacità di sorprendere e intrigare lo rende un elemento affascinante nel panorama culinario. Forse, con il tempo, impareremo ad apprezzarlo non solo per il suo aspetto unico, ma anche per il sapore e la creatività che può portare in tavola.

 

Massimo Faustini 

Università degli Studi di Milano

Dipartimento DIVAS    

massimo.faustini@unimi.it