LA STORIA DEL CIOCCOLATO

Dal X secolo, sul finire del periodo Maya, fino al XV secolo con gli Aztechi in pieno splendore, le preziose fave della pianta di cacao venivano già trasformate nella primordiale cioccolata, ambitissima dai re e dagli aristocratici di queste civiltà. La pasta di cacao, mescolata con altri ingredienti come vaniglia, miele, spezie e acqua, veniva riscaldata e manipolata in modo da ottenere una bevanda nutriente, fortificante, usata durante le cerimonie religiose e anche come afrodisiaco. Il popolo, invece, al quale la bevanda era preclusa, immaginava che il cacao fosse destinato solo agli dei. Le fave di cacao erano così preziose che, fino all’arrivo degli Spagnoli nel ‘500, venivano utilizzate come moneta sonante al pari dell’oro. Con la scoperta delle Americhe, attraverso i conquistadores, in particolare con Hernán Cortés, le fave di cacao giunsero in Spagna, per poi diffondersi ovunque in Europa, dapprima fra i nobili, in seguito a tutti, con un successo costante e crescente fino a oggi.

 

 

A Modica “come al tempo degli Aztechi”

Nella splendida cittadina di Modica, in territorio ragusano, patrimonio dell’Unesco per la bellezza del suo centro storico, si viene anche per il suo cioccolato, unico a essere preparato alla maniera degli antichi Maya e Aztechi (nel 1500 Modica era un protettorato spagnolo, ndr). La lavorazione, essenzialmente artigianale, è semplice e svolta a bassa temperatura. La pasta amara di cacao viene mescolata a bagnomaria con zucchero di canna e spezie, senza concaggio, né temperaggio, (due fasi della lavorazione del cioccolato, in breve mescolamento e raffreddamento, ndr), senza burro di cacao aggiunto se non quello contenuto nella fava di cacao. Presenta una particolare consistenza, dove si apprezzano fino in fondo la qualità del cacao, il cristallo dello zucchero e l’aroma delle varie spezie, macinate direttamente e non aggiunte in essenza.

 

 

 

Il salotto della regina di Francia 

 

Alla corte di Versailles, la regina Maria Teresa, piuttosto in tensione per le pene d’amore procuratele dalle numerose favorite di re Luigi XIV, divenne subito una vera cultrice della cioccolata calda, tanto da formare, con le sue dame e altre aristocratiche di Francia, una specie di “club della cioccolata” con un regolamento preciso: giorno fisso per gli incontri, numero di tazze massimo da consumare (a eccezione della sovrana che non aveva limiti) e qualità del cacao da utilizzare (il migliore disponibile). Fu probabilmente in questo periodo che il cioccolato assunse il ruolo di “farmaco” naturale contro la depressione di natura amorosa.

Toni Sàrcina  

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