CAMBIO VITA TRA LE COLLINE DELL’OLTREPÒ

L’azienda vitivinicola Piccolo Bacco dei Quaroni si trova nel cuore dell’Oltrepò Pavese, vicinissimo a Montù Beccaria. È gestita da Mario, Laura e Tommaso Cavalli, che, quasi da un giorno all’altro, hanno deciso di cambiare vita, avviando una nuova attività. Mario e Laura sono agronomi, con diverse esperienze lavorative alle spalle.

 

 

 

 

Hanno scelto di seguire la filosofia del rispetto della natura per creare un vino sano e, soprattutto, con il gusto particolare della terra d’origine. Il loro figlio, Tommaso, si dedica principalmente ai vigneti, mentre Mario cura la lavorazione del vino e la cantina con le sue 35mila bottiglie. Laura ci racconta la loro esperienza.

 

 

Com’è nata l’idea di modificare la vostra quotidianità e mettervi a produrre vino?

 

Noi siamo di Milano e un giorno del 2001 io e mio marito abbiamo deciso di acquistare una piccola azienda agricola proprio nel borgo di Piccolo Bacco dei Quaroni, che era anche il nome originale dell’azienda. Naturalmente, conoscevamo già bene la zona. Ci siamo messi subito al lavoro, dedicandoci alle viti e poi al vino.  

 

 

Quali vitigni coltivate? 

 

Abbiamo la Croatina, che dà il vino Bonarda; poi facciamo il Pinot Nero, che vinifichiamo addirittura in rosso (cioè lasciando in contatto a macerare vinacce e mosto in fermentazione). Produciamo anche il Barbera, il Sangue di Giuda, il Buttafuoco; da quattro anni abbiamo aggiunto uno spumante DOCG rosé da uve Pinot.

 

 

Perché il vostro è un vino naturale?

 

Avremo la certificazione per il biologico tra due anni, ma siamo comunque nel circuito dei vini naturali: non impieghiamo prodotti fitosanitari, se non zolfo e rame, e non effettuiamo concimazioni organiche. Utilizziamo solo lieviti già presenti nelle nostre uve e aggiungiamo una minima percentuale di metabisolfito di potassio (un additivo alimentare, conosciuto come E224, che previene la crescita dei microrganismi e protegge colore e profumo del vino, consentito anche nel bio).

 

 

 

 

Quanto tempo occorre per gustare i vostri vini? 

 

I primi vini, come il Bonarda e il Riesling, saranno pronti a maggio, mentre le riserve hanno tempi più lunghi. Il Buttafuoco, per esempio, deve stare in botte per due anni dalla raccolta e un anno in bottiglia. Il Pinot Nero ha bisogno di un anno, lo spumante DOCG deve stare almeno 24 mesi sui lieviti. Tutto come da disciplinari. 

 

 

Come mai avete creato anche un agriturismo?

 

L’abbiamo aperto nel 2006 per offrire ai clienti la possibilità di assaggiare i nostri vini in abbinamento a piatti tipici. Cucino io e propongo un menù differente ogni mese; prevedo sempre antipasti, primi, secondi e dolci, ciascuno accompagnato dalla bottiglia “giusta”.                                

 

 

Quali sono i piatti forti del vostro ristorante?

 

In generale, quelli della nostra tradizione lombarda: risotto con fagioli, risotto allo zafferano, polenta, brasato, pollo alla cacciatora. E i dolci, come la crostata con la nostra marmellata.

 

Bianca Senatore