Sono tante le leggende che accompagnano il mondo della birra, dagli esordi di millenni orsono a oggi. Il fatto che siano così numerose, ne testimonia l’importanza. E infatti, tra i Sumeri, ma anche durante il grande periodo Egizio, la magica bevanda, oltre a costituire lo status symbol di chi la possedesse e la gustasse in grande quantità e della migliore qualità, era considerata al pari della valuta nazionale ed era utilizzata per gli scambi commerciali.

E dire che non era raffinata come oggi e il gusto non doveva essere dei migliori, visto che il malto avrebbe atteso parecchio prima di far parte dei suoi componenti.
Credo che la “preziosità” della birra consistesse principalmente nel fatto di non essere una semplice bevanda per dissetare, ma, per le sue caratteristiche organolettiche, un vero e proprio alimento con la non trascurabile qualità di rendere i suoi consumatori più euforici e portati a dimenticare tristezze private e pubbliche.
Nelle famiglie dominanti la birra non mancava mai e, secondo alcune leggende, alcuni amavano berla in situazioni particolarmente romantiche, servita in grandi coppe dette “dell’amore”, a temperatura ambiente e talvolta addirittura tiepide con risultati ormai collaudati di subitanea euforia ed eccitazione.
Da allora, quanta birra “è passata sotto i ponti” e, nell’era moderna, quanto si è raffinata ed affermata, moltiplicando la gamma di proposte secondo il gusto del consumatore.
Negli ultimi anni, inoltre, la birra si è imposta come valida alternativa al vino e, nella competizione, specialmente in alcuni accostamenti ai piatti, risultando addirittura vincitrice.
La birra nella dieta mediterranea
Sembrerebbe un paradosso accostare alla filosofia del cibo, fiore all’occhiello della cucina di tutto il bacino meridionale d’Europa, la mitica bevanda dell’Est e del Nord Europa, eppure, da qualche anno, soprattutto in considerazione della vasta gamma di offerta di birre, differenziate per colore, tenore alcolico e gusto, l’idea di sostituire la sequenza classica dei vini con una valida sequenza di birre, sta prendendo piede con crescente successo.
Io stesso, alla continua ricerca di novità in cucina, mi sono dilettato a proporre accostamenti di birre con piatti di alta cucina, cosa che, solo qualche anno fa, avrebbe fatto indignare i gourmet più ortodossi.
Tutto cominciò due anni orsono, in una sera autunnale, quando, con alcuni amici gastronomi, di fronte a un piatto di vago sapore orientale, con il maiale in agrodolce e una salsa di peperoni, eravamo in difficoltà nell’accostare un vino bianco adeguato e ci eravamo arresi senza vincitori, finché una signora presente suggerì di assaggiare una birra scura artigianale, quasi a temperatura ambiente: magicamente, si rivelò l’accostamento ideale per il piatto.
Da allora, riuscire a trovare le birre adatte a ogni situazione gastronomica è diventato un gioco nuovo e piacevole. Tutto avviene come nella migliore liturgia enologica: birra giusta, temperatura adeguata, mai ghiacciata e, cosa di grande importanza, nei bicchieri più adatti, con il bando assoluto ai boccali bavaresi. In definitiva, non la “bevuta” classica estiva, ma quasi un nuovo rito di cibo e birra serviti nella perfezione dell’accostamento.
La birra aperitivo
Si sa che l’aperitivo più gettonato, per chi se lo può permettere, è lo Champagne oppure un ottimo spumante italiano.
Tuttavia, se non si disponesse di un prodotto di qualità, per creare un netto stacco tra il momento dell’aperitivo e il pranzo, la birra, ovviamente di ottimo livello, servita intorno ai 5/6 gradi, in calici adatti, diventa l’aperitivo perfetto con la sua possibilità di accostamento anche a salumi e formaggi, sempre più presenti tra stuzzichini e bevande prima del pranzo o della cena.
Toni Sarcina (altopalato@altopalato.it)
