ARONIA

L’aronia fiorisce in primavera e fruttifica producendo grappoli di bacche, simili a quelle del mirtillo, che si possono consumare fresche oppure utilizzare per produrre liquori o marmellate. In realtà, la somiglianza con i mirtilli si limita alla forma e al colore, perché le bacche di aronia sono molto più aspre e, se ingerite allo stato naturale, possono provocare la sensazione di astringenza (allappamento) che in genere si associa alle nespole o ai cachi non ancora maturi. Non stupisce quindi che nelle regioni dell’America settentrionale, dalle quali proviene questo arbusto, i suoi frutti siano conosciuti come “chokeberries”, letteralmente ‘bacche strozza gola’.

 

 

 

 

L’aronia, che può crescere fino a 2-3 m di altezza, fiorisce da maggio a giugno con piccoli boccioli bianco-rosati, simili a quelli del biancospino, che in seguito formano delle bacche nere (Aronia melanocarpa), le più pregiate, o rosse (Aronia arbutifolia). Matura tra agosto e settembre. È originaria dell’America settentrionale, dove cresce spontanea dal Labrador meridionale e dalla costa del Maine, spingendosi a sud lungo la catena degli Appalachi fino all’Alabama, mentre verso occidente arriva fino al Wisconsin passando dalla Regione dei Grandi Laghi. 

 

Nei primi anni del 1900 è stata introdotta in Europa dall’agronomo russo Ivan Vladimirovič Mičurin; in seguito si è diffusa a buona parte dell’Europa orientale, fino ad arrivare in Polonia intorno al 1970 e, più recentemente, in Germania. La Polonia rappresenta una tappa particolarmente significativa nella storia della coltivazione dell’aronia, non solo perché questo Paese ne è divenuto il principale produttore mondiale, ma perché è soprattutto da qui che si sono avviate le ricerche che hanno conferito alle bacche di aronia la qualifica di “superfood”.

 

Infatti, oltre ad avere un contenuto significativo di minerali (ferro, zinco e manganese) e di vitamine (in particolare C, B1, B2, B6 e K), hanno un quantitativo elevato di antociani (che ne spiegano il colore scuro) e di polifenoli. Ed è proprio la concentrazione di antociani (pari al doppio di quella del pompelmo rosso e addirittura dieci volte superiore a quella della mora) e di polifenoli (pari a circa quattro volte quello di more e mirtilli e a circa otto volte quello dei lamponi) che, secondo gli studi più recenti, sembra essere responsabile della varietà dei suoi potenziali effetti medicinali e terapeutici.

 

Pietro Schenone

p.schenone@scuolecivichemilano.it