ALLA RICERCA DELL’ORIGINE DEGLI ALIMENTI

Il consumatore controlla attentamente le etichette di ciò che compra? Non sempre. Eppure potrebbe essere utile, soprattutto se venissero inserite nuove importanti informazioni. Verificare in modo inequivocabile, e scrivere in etichetta, quale sia l’origine dei prodotti agroalimentari sarebbe interessante sia per i consumatori sia per distributori e venditori. Nel tentativo di fornire un sistema di procedure ad hoc, l’Ispettorato Centrale Repressione Frodi (ICQRF) del Ministero delle Politiche Agricole e la Società di Gestione Impianti Nucleari (SOGIN) hanno definito e sottoscritto l’aspetto operativo del processo di ricerca.

 

 

 

 

Si tratta di un promettente passo avanti, protagonista il nucleare. Mutuando infatti le tecniche di datazione dei reperti archeologici, si andrà a catturare l’energia liberata dalle radiazioni chimiche emesse dal campione di terra oggetto d’analisi.

 

Infatti, ogni terreno contiene al suo interno una quantità variabile di radioisotopi (vedi box a piè di pagina) che emettono energia nucleare. In particolare, sono fondamentali i radioisotopi del carbonio che vengono assorbiti dalle piante tramite procedimenti naturali, quali la fotosintesi, la respirazione o i processi di nutrizione, e che sono determinanti nel tracciare le provenienze di ciò che si sta esaminando al microscopio.

 

L’obiettivo delle procedure di ICQRF e SOGIN è quello di effettuare una campionatura delle concentrazioni di radioisotopi nei terreni dei diversi territori italiani, in modo da ricondurre un prodotto a una specifica area. Ad esempio, la concentrazione di radioisotopi presenti in un terreno rilevata a Lodi sarà sicuramente differente da quella rilevata a Campobasso o in un’altra località. Per cui sarà possibile dire se una patata sia stata coltivata nel Nord Italia piuttosto che al Sud.

 

Con queste procedure, di conseguenza, otterremmo un’etichetta che, in realtà, sarebbe una vera e propria carta di identità di ciò che acquistiamo, dove non solo sarebbero riconoscibili nome e cognome del prodotto ma anche il suo luogo di nascita.

 

In sintesi, questo darebbe al consumatore una garanzia sulla provenienza del prodotto oltre che eventualmente sulla sua qualità. In un contesto storico dove si è attenti a ciò che si consuma, il procedimento rappresenterebbe la svolta in direzione di un’ulteriore tutela, con il vantaggio della scientificità del metodo utilizzato. Non ci resta che aspettare gli esiti della ricerca con la speranza che individuare l’origine di un alimento diventi una modalità diffusa e rassicurante.

 

La redazione

info@cibiexpo.it

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *