ALIMENTI IN VIAGGIO

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Francesca Sirimarco e Giuseppe Guzzardi sono gli ideatori del convegno Food’n’Motion. Li abbiamo intervistati per parlare di trasporto di cibo, per raccontare come arriva a casa nostra quello che mangiamo. «L’ispirazione – spiega Francesca – ci è venuta perché Giuseppe è tra gli organizzatori di una manifestazione più ampia, truckEmotion, dedicata ai veicoli da trasporto e da lavoro, e il trasporto rappresenta uno degli anelli vitali della catena alimentare. Dialogando con le filiere dell’autotrasporto e dell’agroalimentare è nato il progetto». 

 

 

foodnmotion

 

 

Da che cosa siete partiti?

 

Dall’analisi delle criticità legate al trasporto del cibo e dalla possibilità di ottimizzarle formulando eventuali standard che regolino la prassi. Abbiamo individuato 7 aree sensibili – ci spiega Giuseppe – il fresco, il congelato, il surgelato, i gelati, la consegna porta a porta, il trasporto di animali vivi, lo street food. E 3 fasi di trasporto: il primo miglio, il lungo raggio, l’ultimo miglio. Il primo miglio è molto importante per gli alimenti liquidi, come il latte, il vino. La distanza dal punto di raccolta al punto di lavorazione è fondamentale; molto più importante dell’ultimo miglio. Il lungo raggio, la fase logistica, consiste nel trasporto dal luogo di produzione al luogo di stoccaggio. L’ultimo miglio identifica invece la distribuzione: dal polo logistico alle nostre abitazioni o alla GDO (la Grande Distribuzione Organizzata, vale a dire i supermercati ndr).

 

 

Che cosa vi proponete?

 

Il seguito si chiamerà OITA (Osservatorio Interdisciplinare Trasporto Alimentare) e si interfaccerà con i ministeri dei Trasporti, Salute, Economia, Politiche Agricole lavorando fianco a fianco con un Comitato Scientifico, la pompa delle idee. (Non che ce ne sia bisogno, il lavoro per i prossimi 3 anni c’è già…!)

 

 

Da dove inizierà OITA?

 

Partirà con la pubblicazione di un “Libro bianco” e con l’avvio di un censimento delle aziende che trasportano cibo a vario titolo. Stimiamo potrebbero essere 50/60mila sul territorio nazionale. Tanti però lavorano in conto terzi e non sono censiti. Speriamo di raggiungere il 70-80% del totale. Poi si dedicherà alla creazione di un protocollo ministeriale interdisciplinare, in collaborazione con le università interessate. Si tratterà di uno strumento di controllo utile a certificare la qualità del cibo durante le fasi di trasporto. E per chiudere i lavori del primo anno vorremmo sponsorizzare due dottorandi, che indaghino su quello che succede a latte, vino e farmaci quando sono trasportati. Il secondo e il terzo anno saranno dedicati all’analisi qualitativa dei dati raccolti. Come tema del futuro… lo street food!

 

Marta Pietroboni

 

 

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