AGROMAFIE

Cresce il valore economico della filiera agricola, ma parallelamente raddoppia il business illegale. Oggi supera i 25 miliardi di euro. Le attività illecite includono l’investimento e il riciclaggio di denaro sporco, frodi per ottenere fondi pubblici, contraffazione di prodotti alimentari, sfruttamento del lavoro.  Dalla seconda metà del XX secolo, è progressivamente emersa la pratica del caporalato, una forma vietata di reclutamento e organizzazione della manodopera, in particolare agricola.

 

 

 

I dati contenuti nel Rapporto annuale sulle Agromafie, realizzato da Eurispes, in collaborazione con Coldiretti e con l’Osservatorio sulla criminalità nell’agroalimentare, ha portato alla luce il fenomeno dei falsi, dell’italian sounding (suono italiano. Fasullo), dell’infiltrazione criminale nell’acquisto di terreni, nella coltivazione di materie prime, nella trasformazione e distribuzione. Fenomeni come l’impiego illegale di contadini su scala transnazionale o le cosiddette “imprese senza terra” – fornitrici di lavoratori, per lo più stagionali, retribuiti il 40% in meno rispetto a quanto previsto dal contratto nazionale –, minacciano le aziende agricole e i consumatori.

Il settore purtroppo è molto attrattivo per la criminalità che riesce a infiltrarsi con l’obiettivo di controllare mercati e appalti. Le mafie, grazie alla loro liquidità, offrono prestiti a tassi d’usura o acquistano aziende agricole in difficoltà. Una strategia che punta direttamente alla terra e alla produzione primaria, ampliando il controllo lungo tutta la filiera agroalimentare.

Le forze dell’ordine, come Carabinieri, Guardia di Finanza e Corpo forestale dello Stato, svolgono un ruolo cruciale nel contrastare le agromafie.

Vincenzo Gesmundo, segretario generale della Coldiretti, afferma che per difendere la legalità è necessario garantire il giusto prezzo del prodotto lungo tutto il percorso perché se i consumatori acquistano a prezzo scontato c’è qualcuno che paga quel sottocosto e spesso sono gli agricoltori. La Coldiretti stessa mette in luce la nascita di organizzazioni transnazionali che vedono coinvolta l’Italia insieme a Paesi extraeuropei che agiscono come agenzie di intermediazione illecita della manodopera agricola. La forma giuridica è quella della cooperativa, fornitrice di lavoratori per lo più stagionali. Il sistema sanzionatorio italiano è stato definito “all’avanguardia” e recentemente è stato inserito nel Codice penale un titolo relativo ai delitti contro il patrimonio agroalimentare.

 

Lucia Massarotti

lucia.massarotti@gmail.com