AGRICOLTURA VERTICALE

Il termine “agricoltura verticale” (Vertical Farming) si applica a un sistema di coltivazione fuori suolo che si sviluppa in altezza, con piante che crescono in supporti sovrapposti verticalmente o integrati in altre strutture, come grattacieli o container. Un software garantisce che vengano regolarmente erogate le quantità necessarie di luce, acqua e sostanze nutritive, mentre erbicidi e pesticidi non sono più necessari.

 

 

 

L’agricoltura indoor (cioè in interno) può produrre tutto l’anno, indipendentemente dalla stagionalità. Per esempio, una fattoria di 30 piani potrebbe fornire verdure, frutta, uova e carne a 50mila persone: i piani superiori ospiterebbero le colture idroponiche (quelle che sostituiscono al terreno soluzioni acquose di sali nutritivi); polli e pesci, che consumerebbero i rifiuti vegetali, sarebbero collocati ai piani inferiori.

 

Se venisse applicata su larga scala (ma vedremo che ci sono anche controindicazioni), l’agricoltura verticale permetterebbe di risparmiare non solo terreno, ma altre risorse naturali come l’acqua.

I terreni agricoli potrebbero recuperare il loro stato originale di foreste e contribuire così a mitigare gli impatti dei cambiamenti climatici. 

 

 

Fantascienza?

 

No, già nel 1992 l’architetto Ken Yeang aveva progettato e costruito in Malesia la Menara Mesiniaga, il grattacielo bioclimatico che combinava unità abitative e produzione alimentare.

 

In Germania, a Monaco di Baviera, è stata fondata nel 2013 l’Associazione per l’agricoltura verticale (AVF), che si è velocemente diffusa in tutta Europa, Asia, USA e Canada. L’organizzazione, che riunisce coltivatori e ricercatori, si dedica appunto allo studio delle tecnologie per le attività agricole verticali. Nel marzo del 2014 a Scranton, in Pennsylvania, è stata inaugurata la più estesa fattoria verticale del mondo, potenziale habitat per 17 milioni di piante, dalla lattuga alle fragole. Oggi il progetto più grande di agricoltura verticale è in costruzione a Dubai con una dimensione di 13.000 metri quadrati.  

La redditività dell’agricoltura verticale è però ancora da dimostrare. I benefici economici e ambientali deriverebbero dall’annullamento della distanza che il cibo deve percorre dalla fattoria al consumatore. Ma pare che il trasporto contribuisca solo in piccola parte ai costi dell’approvvigionamento delle popolazioni urbane. L’energia aggiuntiva necessaria per l’illuminazione artificiale, il riscaldamento e altre indispensabili operazioni di manutenzione supererebbe il vantaggio della stretta vicinanza dell’edificio alle aree di consumo. 

 

Nel nostro Paese, la Planet Farms (start-up fondata da Luca Travaglini e Daniele Benatoff) ha presentato a maggio in Triennale a Milano il progetto della più grande e innovativa vertical farm d’Europa. Il nuovo stabilimento sorgerà a Cavenago, alle porte di Milano; la struttura si estenderà su oltre 9mila metri quadrati e sarà in grado di produrre 800 tonnellate all’anno di insalate ed erbe aromatiche, 40mila confezioni al giorno. I lavori dovrebbero concludersi nella primavera 2020.

 

 

Luca Travaglini nel laboratorio della Planet Farm a Milano. Fonte: www.fruitbookmagazine.it.

 

La redazione

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