A PRANZO NELLO SPAZIO

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La prima astronauta italiana cucinerà nello spazio. Questo gesto quotidiano a gravità zero comporta una serie di problematiche che hanno richiesto mesi di ricerche. Al Salone del Gusto di Torino abbiamo chiacchierato con lo chef Stefano Polato, responsabile Space Food Lab dell’azienda Argotec, che ci ha raccontato i retroscena di una straordinaria avventura a base di risotto, zuppa di legumi e … stazioni spaziali.

 

 

Il-cibo-di-Samantha-Cristoforetti-nello-spazio

 

 

Quale compito ha Argotec nella preparazione delle missioni nello spazio?

 

Svolge attività di addestramento. I tecnici preparano gli astronauti europei alla vita a bordo della stazione internazionale e all’utilizzo dei macchinari. Con Luca Parmitano (cosmonauta dell’Agenzia spaziale europea – ESA, European Space Agency, ndr) è decollata la prima esperienza legata allo space food. Luca si chiedeva che cosa avrebbe mangiato e aveva a disposizione semplicemente il cibo russo e quello americano, così gli abbiamo proposto di scegliere dei cibi che rappresentassero la tradizione italiana. Abbiamo poi lavorato con Alexander Gerst, l’astronauta tedesco che in orbita ha portato gli spätzle (gnocchetti ndr). È nato così il concetto di bonus food, una sorta di cibo per le grandi occasioni. Il vero salto di qualità lo abbiamo fatto con Samantha Cristoforetti, prima donna italiana nello spazio, che durante la sua missione sta anche divulgando i concetti di sana alimentazione attraverso i pasti ideati da noi, secondo la filosofia Slow Food di “buono, pulito e giusto”.

 

 

Come avviene la preparazione del menu?

 

Si fanno delle prove nel laboratorio di ricerca e sviluppo, poi si passa ai test di analisi batteriologica e infine la Camera di Commercio e il Politecnico di Torino si occupano delle certificazioni.

Per Samantha abbiamo fatto uno studio per cercare di arginare i danni provocati dalla microgravità e dalle radiazioni alle quali ogni astronauta è sottoposto (stress ossidativo e accelerato invecchiamento cellulare). Si tratta di un esperimento importante, perché gli alimenti proposti sono naturalmente ricchi di antiossidanti, che abbiamo salvaguardato cuocendo a basse temperature.

 

 

Come vengono preparate le porzioni?

 

I prodotti vengono imbustati sottovuoto a crudo, ma bisogna stare attenti che ogni ingrediente abbia una consistenza gradevole una volta cotto. Per la zuppa di legumi abbiamo dovuto sperimentare il trattamento dei diversi elementi, concentrandoci sul tempo di reidratazione e di ammollo per ottenere un prodotto con un grado di consistenza interessante. Con un ingrediente già cotto, uno parzialmente ammollato e uno del tutto crudo siamo arrivati al giusto equilibrio. Samantha avrà a disposizione anche dei prodotti con i quali farà “cooking on orbit”, una sorta di cucina simulata.

 

 

Come si può cucinare in orbita?

 

Di sicuro non come a casa. Samantha potrà assemblare dei cibi e scaldarli (per esempio risotto e piselli). Per questo avrà a disposizione una specie di valigetta ‘24 ore’ fornita di resistenze, vi chiuderà dentro il prodotto, imposterà la temperatura e il tempo di cottura. Poi in una busta vuota assemblerà gli ingredienti. Tutto deve avere una consistenza tale da rimanere aderente al cucchiaio ed è studiato per avere la giusta cremosità. Anche per il risotto il risultato è più che soddisfacente.

 

 

Il prossimo passo?

 

Abbiamo una buona richiesta da tutti coloro che lavorano in condizioni estreme, tenendo conto che questi prodotti si conservano a temperatura ambiente per circa due anni. Abbiamo già rifornito La Cinquecento, una regata d’altura nell’Adriatico, e ora stiamo seguendo Alex Bellini, l’esploratore italiano che andrà a vivere sopra un iceberg per un anno. Avrà bisogno di cibi a lunga conservazione e con valori nutrizionali adeguati per stare in salute. Stiamo preparando il menu.

 

Chiara Porati

 

 

Samantha, ambasciatrice del cibo sano nello spazio

 

“Il cibo è cultura del territorio, anche a milioni di km di distanza”. Samantha Cristoforetti, dell’Agenzia spaziale europea (ESA, European Space Agency) e capitano dell’Aeronautica Militare Italiana è la prima donna italiana a partire per la missione spaziale Expedition 42/43, a bordo del razzo russo Soyuz, e a vivere per sei mesi nella Stazione Spaziale Internazionale (ISS, International Space Station). Ma è soprattutto il primo membro dell’equipaggio, in assoluto, che farà anche da chef. «Ho scelto cibi che mi aiutassero a stare bene – ha detto Samantha poco prima di partire (la partenza dello shuttle è avvenuta il 23 novembre scorso ndr) – e che mandassero un messaggio di consapevolezza e importanza del cibo sano». Grazie a lei e allo staff di Argotec, infatti, ora ci sono 50 prodotti slow food in cambusa, tra cui funghi porcini, riso, pollo, un minestrone di legumi, marmellate di fichi e, ovviamente, caffè. A bordo c’è anche una caffettiera spaziale, la ISSpresso, che pesa 30 kg ed è un pezzo raro. Ne esistono, infatti, solo altri 2 esemplari. «Voglio che tutti capiscano che la sana alimentazione è importante sempre e ovunque, tanto più in situazioni di stress fisico come succede nello spazio – ha detto Samantha – perché il cibo è la benzina che mettiamo nel nostro corpo e io sono sempre attenta al cibo che mangio, anche quando sono nello spazio».

 

Bianca Senatore

 

 

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