A MILANO IL PESCE PIACE SEMPRE DI PIÙ

È stata presentata a fine dicembre, a cura di SOGEMI, la prima guida dedicata al mondo ittico e al suo Mercato: “Il Pesce a Milano 2025”. SOGEMI SpA, su una superficie di 650.000 metri quadrati, con oltre 1.000.000 di tonnellate di prodotti e un giro d’affari complessivo di 2.500 milioni di euro l’anno, rappresenta una delle maggiori realtà a livello europeo per il commercio all’ingrosso. Prossimo passo: la creazione di un centro polifunzionale di servizi integrati nel settore agro-alimentare, grazie alla realizzazione di strutture con spazi tecnologicamente attrezzati destinati alla conservazione, lavorazione e trasformazione dei prodotti.

Poco prima di Natale, SOGEMI ha realizzato il manuale, che sarà ampiamente distribuito, a cui affidarsi per una informazione puntuale sul mondo del pesce, inclusa una mappa dei ristoranti, delle pescherie e degli ambulanti nei mercati rionali.

 

 

 

La storia

Il Mercato del pesce di Milano nasce in epoca fascista, per rispondere all’esigenza di una struttura specifica per questo tipo di prodotto. All’inizio del ’900 i pescatori, che lavoravano soprattutto nei laghi lombardi, portavano in città il pescato adagiato sul ghiaccio, dormivano ammassati in camerette anguste, accettando di vivere diversi giorni tutti insieme per risparmiare.  Era un mercato di nicchia. A Milano, fino agli anni Ottanta, il pesce fresco rappresentava un lusso. Eppure In Italia c’era tantissimo pesce, come dentici o pagelli, oggi in estinzione. Ciò nonostante, in passato, il consumo annuo pro capite era di circa 12,13 kg a persona, contro i 23 di oggi.

Solo negli anni Novanta tale consumo ha iniziato a crescere grazie al surgelato, al pesce allevato, alla diffusione di ristoranti specializzati e di reparti ad hoc nei supermercati. L’inserimento del compartimento pescheria nella grande distribuzione è relativamente recente. Per esempio, dagli anni Settanta è presente nei negozi Pam – dove oggi è considerato un elemento qualificante dell’offerta –, al punto che la catena aveva stipulato un accordo diretto con una flotta di pescherecci di Chioggia per la quotidiana fornitura di pesce in prelazione, in modo da garantirsi il pescato migliore.

Nel corso degli anni Novanta, visto l’aumento della richiesta, si fa sempre più forte l’esigenza di ampliare la sede originale del Mercato Ittico, che si trasferisce nell’attuale struttura di via Lombroso, con ben 11 mila metri quadri di estensione e la presenza di 25 grossisti, ognuno con le sue peculiarità, i suoi pesci e le sue storie. I clienti sono principalmente pescivendoli e ambulanti, che ogni mattina, dalle 4 in poi, vengono a comprare il pesce. Solo il sabato è aperto al pubblico e ai privati.

Con la crisi dei mari e l’aumento del consumo di pesce, la pesca nazionale non riesce più a soddisfare la domanda. Così, solo il 35% dei prodotti hanno provenienza nazionale, mentre il 65% viene dall’estero. Alcuni grossisti sono noti per avere sempre pesci locali; altri hanno invece barche che pescano solo nei mari nazionali; altri hanno i pesci più rari provenienti da lontano.

Di tutti i pesci venduti al mercato, il 70% circa sono allevati, mentre il 30% pescati. Ma se, in linea di massima, sarebbe sempre meglio prediligere il pescato, per vari motivi – ad esempio, i pesci di allevamento non hanno Omega 3 e tendono ad accumulare più grasso – gli allevamenti non sono certo da snobbare.

Il detto che a Milano c’è il pesce più fresco d’Italia è fondato? Parzialmente sì. Visto che gran parte del pescato arriva dall’estero, non può che giungere per via aerea. Solo in rari casi, ad esempio dal Nord Europa e dalla costa atlantica europea, arriva via camion.

 

Il Marchio di qualità “Mercato Ittico Milano”

Proprio per tutelare e valorizzare la qualità del pesce proveniente dal mercato, SOGEMI ha lanciato il Marchio di qualità “Mercato Ittico Milano”, all’insegna della sicurezza alimentare. Dunque, il marchio MIM nasce con l’obiettivo di diventare un plus competitivo che gli operatori potranno utilizzare in particolare sul mercato della ristorazione per valorizzare i prodotti e tutto il sistema di quello che è unanimemente riconosciuto come il Mercato Ittico più importante del Paese.

Oggi in Italia quasi il 70% dei prodotti è commercializzato nella grande distribuzione dove il banco pescheria ha un’incidenza del 3% circa sui proventi totali del negozio. Sono percentuali che nei prossimi anni sono destinate a crescere, sia per il continuo modificarsi delle abitudini alimentari degli italiani, sempre più indirizzati a una sana alimentazione, sia perché attualmente il consumo pro-capite di pesce in Italia è uno dei più bassi d’Europa. La previsione è però che ci sarà un prossimo aumento di volumi e fatturati. Ecco perché, anche se la gestione è complicata – dovendosi calibrare bene margini e ricavi attraverso una valutazione attenta degli acquisti, delle promozioni e del personale – molte catene della distribuzione stanno espandendo gli spazi dedicati al reparto, garantendo al negozio maggiore attrattività, soprattutto nei periodi festivi come quello natalizio.

 

Paola Chessa Pietroboni

direzione@cibiexpo.it