MATTI, STRAMBI, ORIGINALI

Lo scrittore Paolo Nori sta producendo i repertori dei matti di varie città italiane, per le edizioni Marcos y Marcos, sul modello di un lavoro analogo, il Repertorio dei pazzi della città di Palermo curato da Roberto Alajmo nel 1994...

 

 

Nori pensa a un libro per ogni città, mi pare sia arrivato a 8, volumetti smilzi, scritti da un collettivo di autori, in genere i partecipanti ai suoi corsi e seminari. Ciascun gruppo descrive i matti della città in cui vive. Chi come me è di Milano non fa fatica a riconoscere la donna ferma al semaforo di via Ripamonti o il mendicante di corso Venezia, con al collo il cartello Non sono comunista. Si identificano anche, senza che si citi il loro nome, matti illustri, come la poetessa Alda Merini, e simil-matti come Dino Buzzati, scrittore, o Enzo Jannacci, medico e cabarettista. Per ognuno, una nota breve, a volte surreale, quasi sempre malinconica. Come quella per la donna del supermercato di via dei Missaglia: riempie un carrello, lo avvicina alle casse e lo lascia lì. Ne prende un altro e lo mette in coda al primo. E così via fino all’ora di chiusura. Quando la pregano di uscire si arrabbia molto. Ma torna sempre. Tipi matti, strambi, originali: ce n’è una grande varietà. Per esempio, come si può definire uno che intitola un pezzo, in questo numero della rivista: Azoto mon amour?

Paola Chessa Pietroboni

 

 

Articolo pubblicato il 13-06-2018

 
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