IL CORBEZZOLO

Non tutti lo conoscono, al massimo ci si limita a esclamare "Corbezzoli!!” senza sapere che si tratta invece di una pianta, ricca di storia e che, seppure non più così diffusa, è molto piacevole, sia per l’aspetto, sia per la bontà dei suoi frutti

 

corbezzoli

 

La pianta, Arbutus unedo o albatro, inizia come cespuglio sempreverde e, spesso, per le sue belle foglie, lo mettiamo nei nostri giardini, ma poi lo si deve presto trapiantare in spazi ampi poiché cresce piuttosto velocemente e, in una situazione climatica favorevole, può addirittura raggiungere e superare gli 8 metri.

È albero longevo e può diventare anche secolare.

I fiori di corbezzolo, raccolti a grappolo, sono particolarmente belli e nella parte inferiore sono molto attrattivi per le api che ne producono ottimo e aromatico miele. Spesso i fiori sono presenti insieme ai frutti già maturi con un aspetto cromatico decisamente interessante

La maturazione dei frutti avviene tra ottobre e dicembre e, nel periodo di massimo sviluppo, assumono la dimensione di circa 2 cm di diametro. La superficie è piuttosto ruvida ma il sapore della polpa, di colore giallo oro, è molto gradevole e, qualche volta, fa perdere di vista la quantità da gustare che dovrebbe essere limitata a non più di due grappolini. Sconsigliamo i frutti non perfettamente maturi che però possono contribuire ad aromatizzare l’aceto di vino, lasciandoli in macerazione per almeno 20 giorni.

 

Qualche curiosità

– Vi sono due stemmi di altrettante città, Madrid e Ancona, che espongono il corbezzolo come simbolo cittadino per evidenziare l’habitat naturale di questa pianta nei rispettivi territori. In particolare, pare che il Monte Conero, nei pressi di Ancona, prenda il nome dal termine greco komaros che indica appunto il corbezzolo.

– Da Plinio il Vecchio deriva invece la denominazione unedo, parola composta da “uno” e “edo” che, tradotto, significa “ne mangio solo uno”, in pratica, il consiglio di non mangiarne troppi per evitare possibili disturbi digestivi.

– Virgilio cita il corbezzolo nell’Eneide come simbolo di stima verso i defunti (quando vengono lasciati suoi rami sulle tombe).

– Durante il Risorgimento, per la particolare caratteristica cromatica della pianta, ricca di foglie verdi, fiori bianchi, frutti rossi, ricordando la nostra bandiera, il corbezzolo fu adottato come simbolo della nuova Italia unita. Per lo stesso motivo, è anche chiamata la “pianta di Garibaldi”

Il legno di corbezzolo è prezioso: è alquanto solido e pesante e, per questo motivo, è ottimo per i camini ma, soprattutto, grazie al suo aroma persistente, per le cotture all’aperto di carni e arrosti in genere. Inoltre, nelle Regioni nelle quali il corbezzolo è più diffuso, vi sono artigiani che, da tronchi ben stagionati, ricavano sculture di pregio, molto gradite anche al pubblico straniero.

Toni Sàrcina

altopalato@altopalato.it

www.altopalato.it

 

 

Articolo pubblicato il 18-10-2017

 
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