BETTER THAN BRITTLE, PROVARE PER CREDERE

Biscottini che vi ritroverete a sognare: stanno spopolando negli States e, tra non molto, speriamo arrivino anche in Italia

 

brittle

 

La storia è una di quelle classiche, che piacciono a tutti: semplice e con l’happy end.

I protagonisti sono dei biscottini friabili, leggermente salati, alle arachidi. Ovviamente americani. Anzi, con più precisione, californiani. Si chiamano Better than Brittle, traduzione Meglio del croccante, e stanno facendo impazzire tutto il Paese (e i pochi fortunati come me, che li hanno assaggiati a TuttoFood, la fiera internazionale dedicata a cibo e bevande che si tiene ogni anno a Milano in settembre.

 

Una storia americana

Come nei migliori film, la storia ha inizio nella cucina di una tranquilla casa americana, la cucina di Kelley che, ragazzina, osserva sua madre cucinare biscotti per amici e famigliari in occasione delle feste. Quelli che la incuriosiscono di più prendono forma grazie a una ricetta anni ‘70. Durante il college Kelley inizia a prepararli a sua volta, aggiustando gli ingredienti.

Poi il lavoro le satura tutto il tempo. Un bel giorno però molla tutto e decide di provare a dare ai biscotti una seconda vita: quella “pubblica”.

Di assaggio in assaggio (Kelley crede molto nel riscontro della gente), si convince che l’idea è giusta e perfeziona la ricetta per produrre su scala industriale.

 

Molto gustosi, ma poco dietetici!

I peanut brittle, si chiamano così, sono un unicum sul mercato: una via di mezzo tra i cookies (biscotti che prevedono molta farina e zucchero di canna) e i candy (caramelle o dolcetti).

Sono dei biscottini rettangolari con un impasto privo di farina, al burro di arachidi (oltre ad arachidi e anacardi, zucchero, bicarbonato, sciroppo di mais, sale e aromi ndr), leggero retrogusto salato, molto morbidi. Il burro di arachidi, infatti, rende la loro consistenza friabile e leggera, soffice sulla lingua.

L’industria alimentare effettivamente li accoglie e iniziano a essere venduti: negozi di dolciumi, enoteche, piccoli spacci, ma anche consegne a domicilio… L’intera produzione è confezionata a mano, a dimostrazione di come artigianalità e processo industriale si fondano alla perfezione in questi squisiti brittle. Non essendo un prodotto tradizionale, per convincere i venditori si passa dall’assaggio con ottimi riscontri: si va dall’80 al 90% di gradimento. Kelley ci racconta che stanno esplorando Texas e Nevada, ma sperano di oltrepassare presto i confini degli Stati Uniti!

Noi li aspettiamo anche in Italia e Kelley ci conta, mentre sperimenta un po’ di varianti, come l’immersione nel cioccolato…

Non ci stupisce che tutti li vogliano e che aumentino le confezioni ospitate sugli scaffali di negozi e supermercati. Questi biscotti, gluten free e privi di grassi idrogenati, essendo preparati a partire da vere arachidi, sono infatti molto amati anche dai celiaci e dal popolo vegan.

Se proprio dobbiamo trovare un difetto (Kelley ride quando glielo faccio notare), non sono particolarmente dietetici: «are candies! Un prodotto da mangiare con moderazione». Riuscirci!

Marta Pietroboni

marta.pietroboni@cibiexpo.it

 

 

Articolo pubblicato il 18-10-2017

 
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