BELIN CHE GAMBERO!

Lo si apprezza ancora troppo poco, il Gambero Rosso del Mar Ligure. Una grande prelibatezza locale che da qualche anno tenta di superare i confini regionali per farsi conoscere anche nel resto d’Italia

 

gambero rosso

 

Passeggiando per crêuze e caruggi (i tipici stretti vicoli che caratterizzano l’urbanizzazione ligure) non si può evitare di imbattersi in una delle tante pescherie locali, straripanti delle più svariate eccellenze che il mare di questa bella regione offre. Una tra le più singolari prelibatezze ittiche che colorano i pescherecci della Superba (appellativo petrarchesco per la città di Genova, ndr) è il gambero rosso del Mar Ligure (Aristaeomorpha foliacea), particolarmente abbondante in queste acque.

 

Perché il gambero ligure?

“Quello che volgarmente viene chiamato gambero rosso – ci spiega Simone Bava, biologo marino e presidente dell’area marina protetta di Bergeggi (SV) –  viene pescato di fatto in tutto il Mediterraneo a profondità variabili dai 500 ai 700 metri. Nei pressi della riviera ligure la scarpata continentale (cioè il raccordo tra il fondo marino e la piattaforma continentale, ndr) è molto vicina alla costa e i fondali scendono rapidamente a picco, rendendo possibile la pesca di varietà ittiche normalmente presenti solo in alto mare, quali appunto i gamberi rossi. Soprattutto nel Ponente vi sono aree molto generose, grazie proprio a profondi strapiombi sottomarini“.


La particolare struttura geologica della zona consente ai pescatori di uscire in mare per battute di breve durata, al contrario di quanto accade in altre regioni del Mediterraneo, consentendo così la consegna quotidiana di pescato freschissimo, di altissima qualità e dall’elevato valore aggiunto (la Liguria è la zona d’Europa dove questa varietà di gambero ha il prezzo più alto in assoluto). Non esiste una vera e propria stagione, si tratta di una pesca molto profonda e selettiva. Le motobarche utilizzate superano di poco i 10 metri di lunghezza e le reti particolari non danneggiano l’ecosistema marino.  “In ogni caso – aggiunge Simone Bava – monitoriamo la situazione e per ora non si è ancora presentata la necessità di porre un fermo pesca, anche se con la bella stagione le quantità aumentano sicuramente”.

 

Un’eccellenza senza nome

Lo stesso Bava, in passato, ha spinto per ottenere il marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta), certificazione già assegnata alle Acciughe Sotto Sale del Mar Ligure, cosa che avrebbe comportato l’obbligo di accogliere valutatori ministeriali per i controlli precedenti alla vendita. Ma proprio gli stretti tempi di pesca e di vendita, che rendono unico questo prodotto, hanno paradossalmente rappresentato il principale problema e alla fine la cosa non è potuta andare… in porto.
Insomma non resta che assaggiarlo, magari accarezzati dal libeccio di una serata in riva al mare.

Alessandro Caviglione
alessandro.caviglione@cibiexpo.it

 

 

Articolo pubblicato il 13-06-2017

 
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